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Calcolatori per il lavoro

Calcolo stipendio netto

Dalla RAL del contratto al netto in banca: contributi INPS, IRPEF 2026, detrazioni e addizionali, con il netto di una mensilità ordinaria e quello della tredicesima.

Il lordo annuo è la RAL del contratto, tredicesima e quattordicesima comprese. Se parti dal lordo mensile della busta paga, scegli «Lordo mensile» e indica le mensilità: il calcolatore moltiplica per ottenere la RAL. L'aliquota INPS proposta, il 9,19%, è quella del caso più comune nel settore privato (Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti); nel pubblico impiego, per gli apprendisti e in alcuni fondi è diversa, e la trovi sulla tua busta paga alla voce dei contributi.

Netto di una mensilità ordinaria
2038,18 €
Netto annuo
26.096,21 €

Da 35.000,00 € di lordo annuo escono 3216,50 € di contributi INPS a tuo carico: l’imponibile fiscale è 31.783,50 €, non il lordo del contratto. Su quella base le imposte sono 5687,29 €, al netto delle detrazioni e dei bonus in busta paga. In tutto il prelievo a tuo carico è il 25,44% del lordo del contratto.

Quanto arriva su ogni busta paga

Non tutte le buste paga sono uguali: le mensilità aggiuntive (1) sono tassate senza le detrazioni da lavoro dipendente, che sono già distribuite sulle dodici mensilità ordinarie. La differenza qui è di 400,11 € per busta paga, e la media che trovi negli altri calcolatori non corrisponde a nessuna delle due.

Busta pagaQuanteLordoNetto
Mensilità ordinaria122692,31 €2038,18 €
Mensilità aggiuntiva (tredicesima, quattordicesima)12692,31 €1638,07 €
Media (netto annuo diviso le mensilità)132692,31 €2007,40 €

Dal lordo del contratto al netto in banca

Retribuzione annua lorda35.000,00 €
Contributi INPS a tuo carico (9,19%)−3216,50 €
Imponibile fiscale (art. 51 TUIR)31.783,50 €
IRPEF lorda (art. 11 TUIR)−7688,56 €
Detrazioni applicate (art. 13 TUIR e L. 207/2024)+2646,48 €
IRPEF netta−5042,08 €
Addizionali regionale (1,23%) e comunale (0,8%)−645,21 €
Trattamento integrativo (DL 3/2020)+0,00 €
Somma in busta paga (L. 207/2024, art. 1, c. 4)+0,00 €
Netto annuo26.096,21 €
Totale trattenuto, il 25,44% del lordo8903,79 €

Le aliquote delle addizionali le fissano la tua regione e il tuo comune, quindi vanno cercate: i valori proposti sono solo un punto di partenza plausibile. Le trovi nelle tabelle del Dipartimento delle Finanze, e il tuo comune può aver deliberato anche una soglia di esenzione.

Il calcolo copre un anno intero di lavoro con un solo reddito e si ferma alle detrazioni che dipendono dall’importo. Non comprende le detrazioni per familiari a carico (articolo 12 del TUIR) né gli oneri detraibili al 19%, che dipendono dalla tua situazione e che possono soltanto alzare il netto: la cifra qui è un minimo per chi ne ha. Restano fuori anche fringe benefit, straordinari, premi di risultato e i versamenti a un fondo pensione, per i quali c’è il calcolo IRPEF.

Questo calcolatore fornisce una stima a scopo educativo e non costituisce consulenza fiscale, finanziaria o del lavoro. Il netto esatto dipende dal tuo CCNL e dalle detrazioni applicate in busta paga: per la tua situazione verifica con l’INPS, con l’Agenzia delle Entrate o con un consulente del lavoro.

1

Due passaggi, non uno: prima i contributi, poi le tasse

Dal lordo del contratto al netto in banca si passa per due prelievi in sequenza, e l’ordine conta. Prima l’INPS: una quota a tuo carico, di norma il 9,19% nel settore privato, trattenuta sul lordo. Poi il fisco, ma non sul lordo: l’articolo 51, comma 2, lettera a) del TUIR dice che i contributi previdenziali obbligatori «non concorrono a formare il reddito», quindi l’IRPEF si calcola su quello che resta. Con 35.000 euro di RAL i contributi sono 3.216,50 euro e l’imponibile fiscale è 31.783,50 euro. Chi applica gli scaglioni direttamente ai 35.000 euro del contratto sovrastima l’imposta dell’anno di 1.780,97 euro: è l’errore più costoso che si può fare su questo calcolo, e si fa al primo passaggio.

2

Quel numero più basso decide anche le detrazioni, non solo gli scaglioni

La conseguenza meno ovvia è che lo stesso numero ridotto comanda anche i bonus e le detrazioni. L’articolo 13 del TUIR e i due benefici della legge 207/2024 sono agganciati al «reddito complessivo», e per un dipendente con un solo reddito il reddito complessivo è proprio il lordo al netto dei contributi. Un esempio secco: con 22.000 euro di RAL il reddito complessivo è 19.978,20 euro, cioè 21,80 euro SOTTO la soglia dei 20.000. Risultato: ti spetta la somma in busta paga, 958,95 euro, e non ti spetta l’ulteriore detrazione da 1.000 euro. Se lo stesso contratto venisse letto sui 22.000 euro lordi, si otterrebbe la coppia opposta: niente somma e 1.000 euro di detrazione. Due errori contemporanei, generati da un unico numero sbagliato.

3

Perché la tredicesima è più bassa di uno stipendio

Le detrazioni dell’articolo 13 sono un importo annuo, che il datore di lavoro distribuisce sulle dodici buste paga ordinarie. Sulla mensilità aggiuntiva non c’è un tredicesimo di detrazione da applicare: quella mensilità viene tassata «piena». Non è un’aliquota più alta, è una detrazione che manca. Con 35.000 euro di RAL su 13 mensilità, la busta paga ordinaria porta a casa 2.038,18 euro e la tredicesima 1.638,07: 400,11 euro in meno, a parità di lordo. Questo calcolatore mostra le due cifre separate e, in fondo alla tabella, anche la media (2.007,40 euro), che è il numero che trovi negli altri simulatori e che non corrisponde a nessuna delle tue buste paga.

4

L’IRPEF sulla mensilità aggiuntiva si calcola per differenza

La mensilità aggiuntiva si somma al reddito dell’anno, quindi può cadere a cavallo di uno scaglione: una parte tassata al 23% e il resto al 33%. Applicare una sola aliquota a tutto l’importo, come fanno quasi tutte le tabelle in circolazione, dà un numero sbagliato in entrambe le direzioni. Il modo corretto è una differenza: l’imposta lorda dell’anno intero meno l’imposta lorda delle sole dodici mensilità ordinarie. È quello che fa il calcolatore, ed è anche il motivo per cui la stessa tredicesima vale un netto diverso a seconda di quanto guadagni nel resto dell’anno.

5

Il punto in più sopra 56.224 euro, e la soglia oltre cui i contributi si fermano

Due soglie INPS, in direzioni opposte, fissate per il 2026 dalla circolare 6 del 30 gennaio 2026. La prima è la «prima fascia di retribuzione pensionabile», 56.224 euro all’anno (4.685 euro al mese nel testo della circolare): sopra quella cifra si aggiunge un punto percentuale a tuo carico, previsto dall’articolo 3-ter del decreto-legge 384/1992. Si applica solo alla parte eccedente: su 60.000 euro di lordo sono 37,76 euro all’anno, non 600. La seconda è il massimale, 122.295 euro: oltre quella cifra non si versano più contributi IVS, quindi l’aliquota effettiva comincia a scendere. Il massimale vale però solo per chi risulta iscritto per la prima volta a una gestione obbligatoria dopo il 31 dicembre 1995, cioè per chi ha iniziato a lavorare dal 1996: con un’iscrizione precedente il massimale non esiste e i contributi si pagano su tutto.

6

L’aliquota INPS è un campo, non una costante

Il 9,19% che trovi proposto è il caso più comune: un dipendente del settore privato iscritto al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti. Non è una percentuale scritta in una legge come le aliquote IRPEF: dipende dalla gestione, dal settore e dai codici della posizione aziendale all’INPS, e nel pubblico impiego, per gli apprendisti e in alcuni fondi è diversa. Per questo è un campo modificabile e non un numero fisso: la tua aliquota la leggi sulla busta paga, alla voce dei contributi a carico del dipendente. Lo stesso vale per le due addizionali, che decidono la tua regione e il tuo comune.

7

Sotto una certa cifra il netto può superare il lordo

Sembra impossibile e invece è quello che dice la legge. Il trattamento integrativo del decreto-legge 3/2020 e la somma della legge 207/2024 non sono detrazioni: sono trasferimenti, si incassano in busta paga e non sono limitati dall’imposta. Con 9.100 euro di RAL l’IRPEF netta è zero (la detrazione da 1.955 euro supera l’imposta lorda), quindi non sono dovute nemmeno le addizionali, e si incassano comunque 1.200 euro di trattamento integrativo più 586,72 euro di somma: il netto annuo è 10.050,43 euro su un lordo di 9.100. Il calcolatore mostra il prelievo come numero negativo invece di fermarlo a zero, perché è così che funziona.

8

Un euro di lordo che vale 1.200 euro di netto

Il trattamento integrativo spetta se l’imposta lorda supera la detrazione dell’articolo 13 «diminuita dell’importo di 75 euro», cioè 1.880 euro. Tradotta in termini di contratto, quella verifica cade fra 9.001 e 9.002 euro di RAL: a 9.001 euro l’imposta lorda è 1.879,98 euro e il test non passa per due centesimi; a 9.002 euro è 1.880,19 e i 1.200 euro arrivano. Un euro di lordo annuo in più vale 1.200,98 euro di netto, cioè 100,08 euro al mese. È la stessa soglia che la pagina sull’IRPEF descrive come 8.173,91 euro di reddito complessivo: qui è espressa nel numero che hai davvero sul contratto.

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Cosa resta fuori, e in che direzione sbaglia

Il calcolo copre un anno intero con un solo reddito e si ferma alle detrazioni che dipendono dall’importo. Restano fuori le detrazioni per familiari a carico dell’articolo 12 del TUIR e gli oneri detraibili al 19% (spese mediche, interessi del mutuo, istruzione) che dipendono dalle tue ricevute. Questo ha una direzione: quelle voci possono solo ALZARE il netto, quindi la cifra che leggi qui è un minimo per chi ne ha diritto, non una stima che può sbagliare in entrambi i sensi. Fuori anche fringe benefit, straordinari e premi di risultato tassati al 5%, e i versamenti a un fondo pensione: per quelli c’è il calcolo IRPEF, che ha un campo per gli oneri deducibili.

Esempio pratico

Prendi 35.000 euro di RAL su 13 mensilità, con addizionale regionale all’1,23% e comunale allo 0,8%. I contributi INPS a tuo carico sono 3.216,50 euro (9,19% di 35.000), quindi l’imponibile fiscale è 31.783,50 euro. L’imposta lorda è 7.688,56 euro: 6.440 euro di 23% sui primi 28.000 e 1.248,56 euro di 33% sui 3.783,50 successivi. Le detrazioni valgono 2.646,48 euro, cioè 1.646,48 di articolo 13 (1.581,48 più i 65 euro del comma 1.1) e 1.000 di ulteriore detrazione, perché il reddito sta sotto i 32.000: portano l’IRPEF netta a 5.042,08 euro. Si aggiungono 390,94 euro di addizionale regionale e 254,27 di comunale: 5.687,29 euro di imposte. Il netto annuo è 26.096,21 euro, cioè il 25,44% in meno del lordo del contratto. Diviso le mensilità farebbe 2.007,40 euro, ma nessuna busta paga è quella cifra: le dodici ordinarie sono da 2.038,18 euro e la tredicesima da 1.638,07, perché su quest’ultima non si applicano le detrazioni.

Domande frequenti

Come si calcola lo stipendio netto dal lordo?
In due passaggi. Primo: dal lordo annuo togli i contributi INPS a tuo carico, di norma il 9,19%. Secondo: su quello che resta, e non sul lordo, calcoli l’IRPEF per scaglioni, sottrai le detrazioni per lavoro dipendente, aggiungi le addizionali regionale e comunale e, se il reddito è basso, somma i bonus in busta paga. Con 35.000 euro di RAL: 3.216,50 euro di contributi, 31.783,50 euro di imponibile, 5.687,29 euro di imposte, 26.096,21 euro netti all’anno.
Quanto è il netto di 35.000 euro lordi all’anno?
Circa 26.096 euro all’anno con aliquote locali dell’1,23% e dello 0,8%, cioè il 74,6% del lordo. Su 13 mensilità sono 2.038,18 euro netti sulle dodici buste paga ordinarie e 1.638,07 euro di tredicesima. La media delle mensilità, 2.007,40 euro, è il numero che mostrano gli altri simulatori e non corrisponde a nessuna delle due.
Perché la tredicesima è più bassa di uno stipendio normale?
Non perché l’aliquota sia più alta, ma perché manca una detrazione. Le detrazioni per lavoro dipendente dell’articolo 13 del TUIR sono un importo annuo distribuito sulle dodici mensilità ordinarie, e sulla mensilità aggiuntiva non vengono concesse una seconda volta. Con 35.000 euro di RAL la differenza è di 400,11 euro fra una busta paga ordinaria e la tredicesima.
Quanto si perde dal lordo al netto in Italia?
Dipende dal reddito, perché ogni strato è progressivo. Con le addizionali dell’esempio il prelievo a carico del lavoratore è circa il 6% a 15.000 euro di RAL, il 21,8% a 30.000, il 25,4% a 35.000, il 34,6% a 50.000 e oltre il 40% a 80.000. Non esiste una percentuale unica da applicare: una regola del tipo «il netto è il 70% del lordo» sbaglia di migliaia di euro a entrambi gli estremi.
L’aliquota INPS è sempre il 9,19%?
No, ed è per questo che qui è un campo modificabile. Il 9,19% è il caso generale di un dipendente del settore privato iscritto al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti; nel pubblico impiego, per gli apprendisti e in alcuni fondi speciali la quota a carico del lavoratore è diversa. La tua la leggi sulla busta paga alla voce dei contributi a tuo carico. Sopra 56.224 euro di retribuzione annua si aggiunge comunque un punto percentuale sulla parte eccedente.
Cosa cambia sopra i 56.224 euro di lordo?
Si aggiunge un punto percentuale di contributo a tuo carico, previsto dall’articolo 3-ter del decreto-legge 384/1992, sulla quota di retribuzione che supera la prima fascia di retribuzione pensionabile: 56.224 euro per il 2026 secondo la circolare INPS 6/2026. Si applica solo all’eccedenza, quindi su 60.000 euro di lordo sono 37,76 euro all’anno. L’INPS lo trattiene mese per mese con il criterio della mensilizzazione e lo conguaglia a fine anno.
Esiste un tetto oltre il quale non si pagano più contributi?
Sì, il massimale annuo della base contributiva: 122.295 euro per il 2026. Sopra quella cifra non si versano contributi IVS, quindi l’aliquota effettiva scende. Ma vale solo per chi è stato iscritto per la prima volta a una gestione obbligatoria dopo il 31 dicembre 1995, cioè per chi ha iniziato a lavorare dal 1996: con un’iscrizione precedente il massimale non c’è. Il calcolatore assume il caso più comune e lo segnala quando la soglia viene superata.
Il netto può essere più alto del lordo?
Sì, ai redditi bassi. Il trattamento integrativo da 1.200 euro e la somma in busta paga sono trasferimenti, non detrazioni: si incassano anche quando l’IRPEF è già a zero. Con 9.100 euro di RAL l’IRPEF netta è zero, le addizionali non sono dovute e il netto annuo arriva a 10.050,43 euro su un lordo di 9.100. Per questo il calcolatore mostra un prelievo negativo invece di fermarsi a zero.
Il calcolo comprende i familiari a carico e le spese detraibili?
No, e l’omissione ha una direzione precisa. Le detrazioni per familiari a carico dell’articolo 12 del TUIR e gli oneri detraibili al 19% dipendono dalla tua situazione e dalle tue ricevute, non dalla cifra del contratto, quindi non entrano in un calcolo che parte dal lordo. Possono però solo abbassare l’imposta: la cifra che leggi qui è un minimo per chi ha diritto a quelle voci, mai una sovrastima.
Posso partire dal lordo mensile invece che dalla RAL?
Sì: con il primo campo scegli «Lordo mensile in busta paga» e indichi le mensilità. Il calcolatore moltiplica per arrivare alla retribuzione annua lorda, perché contributi, scaglioni e detrazioni sono tutti definiti sull’anno. È la ragione per cui un calcolo mese per mese non torna: lo scaglione e le detrazioni dipendono dal totale dell’anno, non da quanto hai preso a gennaio.

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Fonti

Autore: Thorben Rasmus Idel · Revisionato da: Nahar Geva · Ultima revisione: