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Come si calcola lo stipendio netto

Prima i contributi, poi le tasse. L'ordine non è un dettaglio: calcolare l'IRPEF sul lordo del contratto è l'errore che costa più caro.

10 min di letturaRevisionato il Di Thorben Rasmus IdelRevisionato da Nahar Geva

Risposta rapida

Lo stipendio netto si ottiene in due passaggi, non in uno: prima si tolgono dal lordo i contributi INPS a carico del lavoratore, di norma il 9,19%, e solo quello che resta è il reddito su cui si calcola l'IRPEF. Da quell'imposta si sottraggono le detrazioni per lavoro dipendente, si aggiungono le addizionali regionale e comunale e, ai redditi bassi, i bonus in busta paga.

Due passaggi, non uno

Il lordo e il netto non sono separati da una percentuale. Sono separati da due prelievi in sequenza, e il fatto che siano due, e in quell'ordine, è l'unica cosa che bisogna capire davvero.

  1. dal lordo si togliono i contributi INPS a tuo carico;
  2. su quello che resta si calcola l'IRPEF.

Il secondo passaggio non parte dal lordo. L'articolo 51, comma 2, lettera a) del TUIR dice che i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori «non concorrono a formare il reddito»1: il reddito di lavoro dipendente su cui si applica l'imposta è già al netto di quei contributi.

Con 35.000 euro di retribuzione annua lorda:

PassaggioImporto
Retribuzione annua lorda35.000,00 €
Contributi INPS a tuo carico (9,19%)−3.216,50 €
Imponibile fiscale31.783,50 €

Chi applica gli scaglioni IRPEF direttamente ai 35.000 euro del contratto sovrastima l'imposta dell'anno di 1.780,97 euro. È l'errore più costoso che si può fare su questo calcolo, e si fa al primo passaggio.

I contributi INPS: una percentuale e due soglie

La quota a tuo carico è di norma il 9,19% della retribuzione lorda, per un dipendente del settore privato iscritto al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti. L'azienda ne versa una quota molto più alta, ma quella non ti riguarda: non compare nel tuo netto.

Attenzione a come si legge quel 9,19%. Non è una percentuale scritta in una legge come le aliquote IRPEF: dipende dalla gestione previdenziale, dal settore e dai codici della posizione aziendale all'INPS. Nel pubblico impiego, per gli apprendisti e in alcuni fondi speciali è diversa. La tua la leggi sulla busta paga, alla voce dei contributi a carico del dipendente.

Sopra quella percentuale ci sono due soglie, fissate ogni anno dall'INPS con una circolare. Per il 2026 valgono questi numeri2:

SogliaImporto 2026Cosa cambia
Prima fascia di retribuzione pensionabile56.224,00 €+1% di contributo sulla parte eccedente
Massimale annuo della base contributiva122.295,00 €nessun contributo IVS sulla parte eccedente

La prima soglia aggiunge un punto percentuale a tuo carico, previsto dall'articolo 3-ter del decreto-legge 384/19923. Si applica solo alla quota eccedente: su 60.000 euro di lordo l'eccedenza è 3.776 euro, quindi il contributo in più è di 37,76 euro all'anno. Non 600. L'INPS lo trattiene mese per mese su una soglia mensilizzata di 4.685 euro e lo conguaglia a fine anno.

La seconda soglia va nella direzione opposta: oltre 122.295 euro non si versano più contributi IVS, quindi l'aliquota effettiva comincia a scendere. Ma il massimale vale solo per chi è stato iscritto per la prima volta a una gestione obbligatoria dopo il 31 dicembre 19954, cioè per chi ha iniziato a lavorare dal 1996. Con un'iscrizione precedente il massimale non esiste e i contributi si pagano su tutto il lordo.

L'IRPEF: gli scaglioni, e poi le detrazioni

Sull'imponibile fiscale si applicano le tre aliquote per scaglioni dell'articolo 11 del TUIR. Per il 2026 la seconda è scesa dal 35% al 33% con la legge di bilancio6, e vale la pena saperlo perché molte tabelle in circolazione riportano ancora il 35%.

ImponibileAliquota
fino a 28.000 €23%
da 28.000 a 50.000 €33%
oltre 50.000 €43%

«Per scaglioni» significa a fette: superare i 28.000 euro non ritassa tutto il reddito al 33%, ritassa solo la parte che sta sopra. Un euro in più oltre la soglia costa 33 centesimi.

Il risultato di questo passaggio è l'imposta lorda. Da lì si sottraggono le detrazioni dell'articolo 13 del TUIR5, che per il lavoro dipendente seguono una formula a fasce sul reddito complessivo:

Reddito complessivoDetrazione
fino a 15.000 €1.955 €
da 15.000 a 28.000 €1.910 € + 1.190 € × (28.000 − reddito) ÷ 13.000
da 28.000 a 50.000 €1.910 € × (50.000 − reddito) ÷ 22.000
oltre 50.000 €0 €

A questo si aggiungono 65 euro fra 25.000 e 35.000 euro di reddito, e, per i soli dipendenti, un'ulteriore detrazione di 1.000 euro fra 20.000 e 32.000 euro, che poi si azzera progressivamente fino a 40.0007.

Una detrazione, però, non diventa mai un rimborso: l'articolo 11, comma 3 del TUIR la applica «fino alla concorrenza» dell'imposta. Se vale più dell'imposta, la differenza si perde e l'IRPEF si ferma a zero.

Il numero che decide tutto il resto

Qui sta la conseguenza meno ovvia dei due passaggi. Le detrazioni dell'articolo 13 e i due benefici della legge 207/2024 sono agganciati al reddito complessivo, e per un dipendente con un solo reddito il reddito complessivo è esattamente il lordo al netto dei contributi. Lo stesso numero ridotto che comanda gli scaglioni comanda anche i bonus.

Un esempio secco. Con 22.000 euro di lordo annuo i contributi sono 2.021,80 euro, quindi il reddito complessivo è 19.978,20 euro: 21,80 euro sotto la soglia dei 20.000 che la legge 207/2024 usa per separare i suoi due benefici. Risultato:

  • ti spetta la somma in busta paga, 958,95 euro;
  • non ti spetta l'ulteriore detrazione da 1.000 euro.

Se lo stesso contratto venisse letto sui 22.000 euro lordi, si otterrebbe la coppia opposta: niente somma e 1.000 euro di detrazione. Due errori contemporanei, generati da un unico numero sbagliato.

Le addizionali sono un interruttore

Sopra l'IRPEF ci sono due imposte locali, l'addizionale regionale e quella comunale, calcolate sulla stessa base. Le aliquote le decidono la tua regione e il tuo comune, quindi vanno cercate: nelle tabelle del Dipartimento delle Finanze, o direttamente sulla tua busta paga.

La parte che sorprende è la condizione. L'addizionale comunale «è dovuta se per lo stesso anno risulta dovuta l'imposta sul reddito delle persone fisiche»9, tenendo conto delle detrazioni. È tutto o niente: se l'IRPEF netta è zero non paghi nessuna addizionale, e basta un centesimo di IRPEF dovuta perché tornino per intero sull'intero imponibile. Non si riducono: si spengono.

Quando il netto supera il lordo

Sembra impossibile e invece è quello che dice la legge. Il trattamento integrativo da 1.200 euro del decreto-legge 3/20208 e la somma in busta paga della legge 207/2024 non sono detrazioni: sono trasferimenti, si incassano attraverso il cedolino e non sono limitati dall'imposta.

Con 9.100 euro di lordo annuo il reddito complessivo è 8.263,71 euro, l'imposta lorda 1.900,65 euro e la detrazione 1.955: l'IRPEF netta è zero, quindi non sono dovute nemmeno le addizionali. Ma 1.200 euro di trattamento integrativo e 586,72 euro di somma arrivano comunque. Il netto annuo è 10.050,43 euro su un lordo di 9.100.

E c'è una soglia che vale la pena conoscere, perché è ripida. Il trattamento integrativo spetta se l'imposta lorda supera la detrazione dell'articolo 13 «diminuita dell'importo di 75 euro», cioè 1.880 euro. Tradotta in termini di contratto, quella verifica cade fra 9.001 e 9.002 euro di lordo annuo: a 9.001 euro l'imposta lorda è 1.879,98 euro e il test non passa per due centesimi; a 9.002 euro è 1.880,19 e i 1.200 euro arrivano. Un euro di lordo annuo in più vale 1.200,98 euro di netto, cioè circa 100 euro al mese.

Perché la tredicesima è più bassa

Le detrazioni sono un importo annuo, che il datore di lavoro distribuisce sulle dodici buste paga ordinarie. Sulla mensilità aggiuntiva non c'è un tredicesimo di detrazione da applicare: quella mensilità viene tassata «piena».

Non è un'aliquota più alta. È una detrazione che manca.

Con 35.000 euro di lordo su 13 mensilità, lo stesso lordo di 2.692,31 euro per busta paga dà due netti molto diversi:

Busta pagaQuanteNetto
Mensilità ordinaria122.038,18 €
Tredicesima11.638,07 €
Media (netto annuo ÷ 13)132.007,40 €

Quei 400,11 euro di differenza sono il motivo per cui dividere il netto annuo per le mensilità non dà lo stipendio mensile: la media non corrisponde a nessuna delle tue buste paga. L'articolo sulla tredicesima entra nel dettaglio di come maturano i dodicesimi; il calcolo della tredicesima parte dalla retribuzione mensile.

Una nota sul metodo, perché quasi tutte le tabelle online la sbagliano: l'IRPEF sulla mensilità aggiuntiva si calcola per differenza, come imposta lorda dell'anno intero meno imposta lorda delle sole dodici mensilità ordinarie. Applicare una sola aliquota a tutto l'importo dà un numero sbagliato ogni volta che la mensilità cade a cavallo di uno scaglione.

L'esempio completo

35.000 euro di retribuzione annua lorda, 13 mensilità, addizionale regionale all'1,23% e comunale allo 0,8%.

VoceImporto
Retribuzione annua lorda35.000,00 €
Contributi INPS a tuo carico (9,19%)−3.216,50 €
Imponibile fiscale31.783,50 €
IRPEF lorda (23% + 33%)−7.688,56 €
Detrazione art. 13 (1.581,48 + 65)+1.646,48 €
Ulteriore detrazione (L. 207/2024)+1.000,00 €
IRPEF netta−5.042,08 €
Addizionale regionale (1,23%)−390,94 €
Addizionale comunale (0,8%)−254,27 €
Netto annuo26.096,21 €

Il prelievo totale a tuo carico è 8.903,79 euro, il 25,44% del lordo del contratto. E non esiste una percentuale da riusare: ogni strato è progressivo, quindi quella quota cambia con il reddito.

Lordo annuoPrelievo
15.000 €6,1%
30.000 €21,8%
35.000 €25,4%
50.000 €34,6%
80.000 €40,5%

Una regola del tipo «il netto è il 70% del lordo» sbaglia di migliaia di euro a entrambi gli estremi.

Cosa resta fuori, e in che direzione

Un calcolo che parte dal lordo si ferma alle detrazioni che dipendono dall'importo. Restano fuori le detrazioni per familiari a carico dell'articolo 12 del TUIR e gli oneri detraibili al 19% (spese mediche, interessi del mutuo, istruzione) che dipendono dalle tue ricevute, non dal contratto.

Questo ha una direzione precisa, e conviene saperla: quelle voci possono solo abbassare l'imposta, quindi il netto che calcoli così è un minimo per chi ne ha diritto, non una stima che può sbagliare in entrambi i sensi. Se il tuo netto reale è più alto, la causa più probabile è lì.

Fuori anche fringe benefit, straordinari e premi di risultato tassati al 5%, e i versamenti a un fondo pensione: per gli oneri deducibili c'è un campo apposta nel calcolo IRPEF.

Dal lordo al tuo numero

La formula è in due righe, le variabili no: la tua aliquota contributiva, le mensilità del tuo CCNL, le aliquote della tua regione e del tuo comune, lo scaglione in cui cade l'anno. Il calcolo dello stipendio netto le mette insieme e mostra ogni riga del passaggio, separando il netto di una mensilità ordinaria da quello della tredicesima invece di darti una media.

Se ti interessa la parte fiscale per sé (quanto pesa ogni scaglione, come cambia la detrazione, cosa succede con gli oneri deducibili), il calcolo IRPEF parte direttamente dall'imponibile, e le aliquote e gli scaglioni IRPEF 2026 contengono tutte le tabelle.

Errori comuni

  • Calcolare l'IRPEF sul lordo del contratto

    I contributi previdenziali obbligatori non sono reddito tassabile: l'articolo 51, comma 2, lettera a) del TUIR li esclude espressamente. Su 35.000 euro di lordo l'imponibile fiscale è 31.783,50 euro, e partire dai 35.000 sovrastima l'imposta dell'anno di 1.780,97 euro.

  • Dividere il netto annuo per le mensilità e chiamarlo stipendio mensile

    Nessuna busta paga corrisponde a quella media. Le mensilità ordinarie sono più alte e quelle aggiuntive più basse, perché le detrazioni sono distribuite solo sulle dodici ordinarie. Con 35.000 euro di lordo su 13 mensilità la differenza è di 400 euro per busta paga.

  • Applicare l'1% aggiuntivo a tutto lo stipendio

    Il punto in più previsto dall'articolo 3-ter del decreto-legge 384/1992 si applica solo alla quota che supera la prima fascia di retribuzione pensionabile, 56.224 euro per il 2026. Su 60.000 euro di lordo sono 37,76 euro all'anno, non 600.

  • Usare una percentuale fissa per passare dal lordo al netto

    Ogni strato del prelievo è progressivo, quindi la percentuale cambia con il reddito. «Il netto è il 70% del lordo» sbaglia di migliaia di euro sia in basso che in alto: a 15.000 euro di lordo il prelievo è circa il 6%, a 80.000 supera il 40%.

Domande frequenti

Come si calcola lo stipendio netto dal lordo?
In due passaggi. Dal lordo annuo si togliono i contributi INPS a carico del lavoratore, di norma il 9,19%. Su quello che resta si calcola l'IRPEF per scaglioni, si sottraggono le detrazioni per lavoro dipendente, si aggiungono le addizionali regionale e comunale e, se il reddito è basso, si sommano i bonus in busta paga.
Quanto si perde dal lordo al netto?
Dipende dal reddito. Con addizionali dell'1,23% e dello 0,8% il prelievo a carico del lavoratore è circa il 6% a 15.000 euro di lordo annuo, il 21,8% a 30.000, il 25,4% a 35.000, il 34,6% a 50.000 e oltre il 40% a 80.000. Non esiste una percentuale unica.
Quali sono le trattenute in busta paga?
Tre, in sequenza: i contributi INPS a tuo carico sul lordo, l'IRPEF sull'imponibile fiscale che resta, e le addizionali regionale e comunale sulla stessa base dell'IRPEF. In direzione opposta si sommano le detrazioni per lavoro dipendente e, ai redditi bassi, il trattamento integrativo e la somma in busta paga.
Perché la tredicesima è più bassa dello stipendio?
Perché non ha detrazioni, non perché abbia un'aliquota più alta. Le detrazioni dell'articolo 13 del TUIR sono un importo annuo che il datore di lavoro distribuisce sulle dodici mensilità ordinarie: sulla mensilità aggiuntiva non viene concesso un tredicesimo in più. Con 35.000 euro di lordo su 13 mensilità la tredicesima netta è 1.638,07 euro contro i 2.038,18 di una busta paga ordinaria.
Come si calcolano le detrazioni da lavoro dipendente?
Con la formula dell'articolo 13, comma 1 del TUIR, che cambia per fasce di reddito complessivo: 1.955 euro fino a 15.000, poi 1.910 più 1.190 moltiplicati per (28.000 meno il reddito) diviso 13.000 fino a 28.000, poi 1.910 per (50.000 meno il reddito) diviso 22.000 fino a 50.000, zero sopra. A questo si aggiungono 65 euro fra 25.000 e 35.000 euro.
Il netto può superare il lordo?
Sì, ai redditi molto bassi. Il trattamento integrativo da 1.200 euro e la somma in busta paga non sono detrazioni ma trasferimenti: si incassano anche quando l'IRPEF è già a zero. Con 9.100 euro di lordo annuo il netto arriva a 10.050,43 euro.
Oltre quale cifra non si pagano più contributi INPS?
Oltre il massimale annuo della base contributiva, 122.295 euro per il 2026. Vale però solo per chi è stato iscritto per la prima volta a una gestione previdenziale obbligatoria dopo il 31 dicembre 1995, cioè per chi ha iniziato a lavorare dal 1996: con un'iscrizione precedente il massimale non esiste.
Perché il mio netto in busta paga è diverso da quello calcolato?
Le cause più comuni sono tre: hai detrazioni per familiari a carico o spese detraibili, che alzano il netto e che un calcolo basato sul solo stipendio non può conoscere; la tua aliquota contributiva non è il 9,19%; oppure il mese contiene voci che non sono retribuzione ordinaria, come straordinari, premi o rimborsi spese.
Calcola il tuo netto, mensile e annuo, nel calcolatore dello stipendio netto.

Fonti

  1. 1.DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 51: determinazione del reddito di lavoro dipendente · Normattiva · consultato il 10 ott 2026
  2. 2.INPS, circolare n. 6 del 30 gennaio 2026: prima fascia di retribuzione pensionabile e massimale annuo per il 2026 · INPS · consultato il 10 ott 2026
  3. 3.Decreto-legge 19 settembre 1992, n. 384, art. 3-ter: aliquota aggiuntiva dell'1% a carico del lavoratore · Normattiva · consultato il 10 ott 2026
  4. 4.Legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 18: massimale della base contributiva e pensionabile · Normattiva · consultato il 10 ott 2026
  5. 5.DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 11 e art. 13: aliquote per scaglioni e detrazione per lavoro dipendente · Normattiva · consultato il 10 ott 2026
  6. 6.Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (bilancio 2026), art. 1, comma 3: la seconda aliquota IRPEF passa dal 35% al 33% · Normattiva · consultato il 10 ott 2026
  7. 7.Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (bilancio 2025), art. 1, commi da 3 a 7: somma in busta paga e ulteriore detrazione · Normattiva · consultato il 10 ott 2026
  8. 8.Decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, art. 1: trattamento integrativo di 1.200 euro · Normattiva · consultato il 10 ott 2026
  9. 9.D.Lgs. 28 settembre 1998, n. 360, art. 1, comma 4: addizionale comunale all'IRPEF · Normattiva · consultato il 10 ott 2026

Autore / Revisionato da

Autore

Thorben Rasmus Idel

Cofondatore e autore

Cofondatore di Calculadora Capital e autore della metodologia di tutti i calcolatori e gli articoli. Imprenditore e investitore attivo, Thorben ha fondato Idel Versandhandel GmbH, un'azienda di commercio internazionale presente in 16 paesi, e investe in azioni, ETF e criptovalute. È lui a scrivere la metodologia e a verificare i calcoli di ogni pagina, portando l'esperienza di chi gestisce un'impresa e investe, perché gli strumenti e le spiegazioni restino vicini a come denaro, mercati e tasse funzionano davvero per chi vive in Italia.

Revisionato da

Nahar Geva

Cofondazione e revisione indipendente

Cofondazione di Calculadora Capital e revisione indipendente di tutti i calcolatori e gli articoli. Con un percorso di imprenditoria e di investimento attivo sui mercati, Nahar unisce un approccio guidato dai dati e dal prodotto all'esperienza di chi investe in azioni ed ETF, in criptovalute e altri asset digitali, oltre che in finanza personale e immobiliare. In ogni pagina, Nahar rivede la metodologia e controlla calcoli e cifre, mettendo alla prova se strumenti e spiegazioni reggono al modo in cui denaro, mercati e tasse funzionano davvero per chi investe.

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