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Calcolatori fiscali

Calcolo IRPEF

Calcola l’IRPEF 2026 sul tuo reddito con gli scaglioni in vigore, le detrazioni per lavoro o pensione, le due addizionali locali e i bonus in busta paga, riga per riga.

Inserisci il reddito IMPONIBILE dell'anno, quello che trovi nella tua Certificazione Unica: per un dipendente è il lordo in busta paga già al netto dei contributi INPS a tuo carico, non lo stipendio lordo del contratto. Gli oneri deducibili sono quelli dell'articolo 10 del TUIR (per esempio i versamenti alla previdenza complementare): riducono la base su cui si calcolano gli scaglioni, ma non il reddito complessivo da cui dipendono le detrazioni.

Imposte totali (IRPEF + addizionali)
4907,81 €
Reddito netto stimato
25.092,19 €

Sul tuo imponibile l'imposta lorda è 7100,00 €; le detrazioni valgono 2801,19 € e portano l'IRPEF netta a 4298,81 €. Con le addizionali e i due bonus in busta paga il prelievo effettivo è il 16,36% del reddito, mentre l'aliquota marginale, quella che si applica al prossimo euro che guadagni, è il 33%: sono due numeri diversi e il secondo non dice quanto paghi.

Gli scaglioni applicati al tuo imponibile

ScaglioneAliquotaImponibileImposta
da 0 € a 28.000 €23%28.000,00 €6440,00 €
da 28.000 € a 50.000 €33%2000,00 €660,00 €

Come si arriva al risultato

Reddito complessivo (art. 8 TUIR)30.000,00 €
Imponibile su cui si applicano gli scaglioni30.000,00 €
Imposta lorda (art. 11 TUIR)7100,00 €
Detrazione per il tipo di reddito (art. 13 TUIR)−1801,19 €
Ulteriore detrazione (L. 207/2024, art. 1, c. 6)−1000,00 €
IRPEF netta4298,81 €
Addizionale regionale (1,23%)369,00 €
Addizionale comunale (0,8%)240,00 €
Imposte totali4907,81 €
Trattamento integrativo (DL 3/2020)+0,00 €
Somma in busta paga (L. 207/2024, art. 1, c. 4)+0,00 €
Prelievo netto (imposte meno i due bonus)4907,81 €

Le aliquote delle addizionali le fissano la tua regione e il tuo comune, quindi vanno cercate: i valori proposti qui sono solo un punto di partenza plausibile. Le trovi nelle tabelle del Dipartimento delle Finanze, e il tuo comune può anche aver deliberato una soglia di esenzione.

Il calcolo copre un anno intero e un solo reddito, e si ferma alle detrazioni che dipendono dall'importo: non comprende le detrazioni per familiari a carico (art. 12 TUIR) né gli oneri detraibili al 19% (spese mediche, mutuo, istruzione), che dipendono dalle tue ricevute. Le somme sono al centesimo come in busta paga; la dichiarazione arrotonda all'unità di euro.

Questo calcolatore fornisce una stima a scopo educativo e non costituisce consulenza fiscale o finanziaria. Per la tua situazione specifica verifica con l'Agenzia delle Entrate o con un commercialista.

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Gli scaglioni 2026: 23, 33 e 43 per cento

L’articolo 11, comma 1 del TUIR dice che «l’imposta lorda è determinata applicando al reddito complessivo, al netto degli oneri deducibili» tre aliquote per scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 33% oltre 28.000 e fino a 50.000, 43% oltre 50.000. Il 33% è nuovo: fino al 2025 quello scaglione era al 35% e la legge 199/2025, all’articolo 1, comma 3, ha sostituito «35 per cento» con «33 per cento». Attenzione a dove leggi la tabella: la pagina «Aliquote e calcolo dell’Irpef» dell’Agenzia delle Entrate stampa ancora il 35% e un importo cumulato di 14.140 euro a 50.000 euro di reddito. Con le aliquote in vigore nel 2026 quell’importo è 13.700 euro: chi prende la tabella alla lettera sovrastima l’imposta di ogni reddito sopra i 28.000 euro.

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Per scaglioni significa a fette, non tutto alla stessa aliquota

Superare i 28.000 euro non fa tassare tutto il reddito al 33%: il 33% si applica solo alla parte che sta sopra i 28.000 euro. Con 30.000 euro di imponibile paghi 23% su 28.000 (6.440 euro) e 33% sui 2.000 euro successivi (660 euro), per un totale di 7.100 euro di imposta lorda. Un euro in più a cavallo della soglia costa dieci centesimi in più, non duemilaottocento euro. La tabella degli scaglioni che vedi nel risultato mostra esattamente questa divisione, fetta per fetta.

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Le detrazioni: tre tabelle diverse, non una

L’articolo 13 del TUIR sottrae dall’imposta lorda una detrazione che dipende dal TIPO di reddito, e le tabelle sono tre. Il lavoro dipendente (comma 1) parte da 1.955 euro, la pensione (comma 3) da 1.955 euro ma su una soglia più bassa, gli altri redditi (comma 5) da 1.265 euro. A 30.000 euro di reddito la differenza è enorme: 1.801,19 euro per un dipendente, 636,30 euro per un pensionato, 454,50 euro per un lavoratore autonomo. Stesso reddito, stessa imposta lorda, e 1.164,89 euro di imposta in più per il pensionato solo per via della tabella. Ecco perché la prima cosa che ti chiede il calcolatore è il tipo di reddito.

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Lo scalino dei 15.000 euro, che quasi nessuno racconta

La detrazione per lavoro dipendente è di 1.955 euro fino a 15.000 euro di reddito complessivo. Da 15.000,01 euro cambia formula: «1.910 euro, aumentata del prodotto tra 1.190 euro e l’importo corrispondente al rapporto tra 28.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 13.000 euro». In cima a quella fascia il prodotto è quasi tutto il 1.190, quindi la detrazione diventa 3.099,88 euro: un centesimo di reddito in più e la detrazione sale di 1.144,88 euro. Non è un errore nostro né della legge: la curva non è continua, e resta sopra i 1.955 euro fino a circa 27.508 euro di reddito, non «fino a circa 21.000 euro» come si legge in diverse guide. La tabella della pensione, al comma 3, si comporta in modo opposto: a 8.500 euro la seconda formula dà 700 + 1.255 = 1.955 euro, esattamente la stessa cifra, quindi là il raccordo è liscio.

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Perché lo scalino non è un regalo: il trattamento integrativo si spegne

Nello stesso punto in cui la detrazione sale di 1.144,88 euro, il trattamento integrativo da 1.200 euro del decreto-legge 3/2020 si spegne, perché la sua prima fascia si chiude a 15.000 euro di reddito complessivo. E la somma in busta paga della legge 207/2024 scende dal 5,3% al 4,8% del reddito. Sommando i quattro strati, un dipendente senza altre detrazioni che passa da 15.000 a 15.001 euro di reddito si ritrova 130,30 euro di prelievo in più: guadagna un euro e ne perde centoventinove. Nessuna tabella di aliquote può mostrarlo, perché il risultato dipende da quattro norme diverse che si incontrano sullo stesso euro. Sopra i 15.000 euro, fino a 28.000, una parte di trattamento integrativo può comunque spettare in funzione delle tue spese detraibili: il calcolatore lo dice invece di mettere uno zero.

6

I 75 euro che valgono 1.200 euro

Il trattamento integrativo spetta quando l’imposta lorda è «di importo superiore a quello della detrazione spettante ai sensi dell’articolo 13, comma 1… diminuita dell’importo di 75 euro rapportato al periodo di lavoro nell’anno». Quei 75 euro non sono un dettaglio contabile. La legge 207/2024, al comma 2 dello stesso articolo, aveva alzato la detrazione da 1.880 a 1.955 euro: un aumento che, da solo, avrebbe fatto fallire la verifica di capienza a tutti i redditi compresi fra le due cifre, togliendo 1.200 euro per effetto di uno sconto fiscale. Il comma 3 sottrae dal confronto esattamente quell’aumento. In pratica il trattamento integrativo comincia a 8.173,91 euro di reddito invece che a 8.500: in quella fascia di 326 euro ci sono 1.200 euro che dipendono interamente dai 75.

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Le addizionali sono un interruttore, non una percentuale

Sopra l’IRPEF ci sono due imposte locali: l’addizionale regionale (articolo 50 del decreto legislativo 446/1997) e quella comunale (articolo 1 del decreto legislativo 360/1998). Le aliquote le decidono la tua regione e il tuo comune, quindi il calcolatore te le chiede. La parte che conta è la condizione: l’addizionale comunale «è determinata applicando al reddito complessivo… ed è dovuta se per lo stesso anno risulta dovuta l’imposta sul reddito delle persone fisiche», tenendo conto delle detrazioni. È tutto o niente. Con 8.500 euro di stipendio l’IRPEF netta è zero e non paghi nessuna addizionale; con 8.501 euro l’IRPEF netta è 23 centesimi e le addizionali tornano per intero, 172,57 euro con aliquote dell’1,23% e dello 0,8%. Un centesimo di imposta ne attiva centosettantadue euro.

8

Reddito complessivo e imponibile non sono lo stesso numero

Gli oneri deducibili dell’articolo 10 del TUIR, per esempio i versamenti a un fondo pensione, si sottraggono dal reddito complessivo per ottenere la base su cui si applicano gli scaglioni. Ma le detrazioni dell’articolo 13 e i due benefici della legge 207/2024 restano agganciati al reddito COMPLESSIVO, non all’imponibile. Con 30.000 euro di reddito e 3.000 euro di oneri deducibili, gli scaglioni vedono 27.000 euro (e l’aliquota marginale torna al 23%), mentre la detrazione resta quella dei 30.000 euro: 1.801,19 euro. Applicare gli oneri anche alle detrazioni, che è la scorciatoia naturale, darebbe 1.975 euro e 173,81 euro di imposta in meno del dovuto.

9

Una detrazione non diventa mai un rimborso

L’articolo 11, comma 3 del TUIR è esplicito: «l’imposta netta è determinata operando sull’imposta lorda, fino alla concorrenza del suo ammontare, le detrazioni». Fino alla concorrenza: se le detrazioni valgono più dell’imposta, la differenza si perde. Con 8.000 euro di stipendio l’imposta lorda è 1.840 euro e la detrazione 1.955: 115 euro di detrazione non trovano imposta da abbattere e svaniscono, l’IRPEF si ferma a zero e non diventa un credito. I due bonus in busta paga, invece, sono trasferimenti e non detrazioni: si incassano anche quando l’imposta è già a zero, e per questo stanno su righe separate del risultato.

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Aliquota marginale e aliquota effettiva: due numeri diversi

L’aliquota marginale è quella dello scaglione in cui cade l’ultimo euro che guadagni; l’aliquota effettiva è quanto paghi davvero diviso quanto guadagni. Con 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente e aliquote locali dell’1,23% e dello 0,8%, la marginale è il 33% e l’effettiva il 16,36%: meno della metà. Quando si dice «sono nel 33 per cento» si sta citando la prima e intendendo la seconda. Il calcolatore mostra entrambe, perché servono a cose diverse: la marginale per decidere se vale la pena di un lavoro in più, l’effettiva per sapere cosa resta.

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Dal 2027 cambiano i numeri degli articoli, non le regole

Il decreto legislativo 117 del 19 giugno 2026 ha approvato un nuovo testo unico delle imposte sui redditi, in vigore dal 4 luglio 2026 ma applicabile dal 1º gennaio 2027, quando gli articoli da 1 a 191 del vecchio TUIR saranno abrogati. È un riordino, non una riforma: le aliquote e le detrazioni restano, cambia la numerazione, e gli articoli passano da 191 a 377. Per l’anno d’imposta 2026, quello che stai calcolando qui, vale ancora il DPR 917/1986, ed è a quello che rimandano tutte le fonti in fondo alla pagina.

Esempio pratico

Prendi 30.000 euro di reddito imponibile da lavoro dipendente, con addizionale regionale all’1,23% e comunale allo 0,8%. L’imposta lorda è 7.100 euro: 6.440 euro di 23% sui primi 28.000 e 660 euro di 33% sui 2.000 successivi. La detrazione dell’articolo 13 vale 1.801,19 euro e l’ulteriore detrazione della legge 207/2024 altri 1.000 euro, perché il reddito sta fra 20.000 e 32.000 euro: l’IRPEF netta scende a 4.298,81 euro. Si aggiungono 369 euro di addizionale regionale e 240 di comunale, per 4.907,81 euro di imposte totali. Nessun bonus in busta paga, perché sopra i 20.000 euro non spettano. Il prelievo effettivo è il 16,36% del reddito, con un’aliquota marginale del 33%, e restano 25.092,19 euro. Lo stesso reddito come pensione pagherebbe 7.072,70 euro, cioè 2.164,89 euro in più, perché la tabella del comma 3 dà solo 636,30 euro di detrazione e l’ulteriore detrazione ai pensionati non spetta.

Domande frequenti

Quali sono gli scaglioni e le aliquote IRPEF 2026?
Tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro e 43% oltre i 50.000. Il 33% è la novità del 2026: la legge 199/2025, articolo 1, comma 3, ha sostituito il 35% che si applicava fino al 2025. Le aliquote si applicano a fette: superare una soglia non ritassa tutto il reddito all’aliquota più alta.
Come si calcola l’IRPEF, passo per passo?
Parti dal reddito complessivo, togli gli oneri deducibili e ottieni l’imponibile. Applichi le tre aliquote per scaglioni e ottieni l’imposta lorda. Sottrai le detrazioni, ma solo fino a concorrenza dell’imposta, e ottieni l’IRPEF netta. Se l’IRPEF netta è dovuta, aggiungi le addizionali regionale e comunale sull’imponibile. Infine, se sei dipendente e il reddito è basso, somma i due bonus in busta paga, che non sono detrazioni e si incassano a parte.
Quanto si paga di IRPEF su 30.000 euro?
Con 30.000 euro di imponibile da lavoro dipendente, l’imposta lorda è 7.100 euro, le detrazioni valgono 2.801,19 euro e l’IRPEF netta è 4.298,81 euro. Con addizionali all’1,23% e allo 0,8% il totale sale a 4.907,81 euro, il 16,36% del reddito. Lo stesso reddito da pensione paga 7.072,70 euro, perché la detrazione è molto più bassa e l’ulteriore detrazione non spetta.
Perché l’Agenzia delle Entrate scrive ancora 35 per cento?
La pagina «Aliquote e calcolo dell’Irpef» riporta la tabella con il 35% e l’importo cumulato di 14.140 euro a 50.000 euro, e registra il taglio del 2026 in una nota sotto. Il testo che conta è l’articolo 11 del TUIR, che su Normattiva risulta «in vigore dal 1º gennaio 2026 al 31 dicembre 2026» con il 33%. Con le aliquote in vigore, l’importo cumulato a 50.000 euro è 13.700 euro.
Perché chi guadagna 15.001 euro ha una detrazione molto più alta di chi guadagna 15.000?
Perché l’articolo 13, comma 1 del TUIR usa due formule diverse e il raccordo non è continuo: fino a 15.000 euro la detrazione è fissa a 1.955 euro, sopra diventa 1.910 euro più 1.190 euro moltiplicati per (28.000 meno il reddito) diviso 13.000, cioè 3.099,88 euro appena oltre la soglia. Il vantaggio apparente però si annulla, perché nello stesso punto si perde il trattamento integrativo da 1.200 euro: nel complesso chi passa da 15.000 a 15.001 euro paga 130,30 euro in più.
Un pensionato riceve il bonus in busta paga?
No. Sia la somma dell’articolo 1, comma 4 della legge 207/2024 sia l’ulteriore detrazione del comma 6 si rivolgono ai «titolari di reddito di lavoro dipendente di cui all’articolo 49… con esclusione di quelli indicati alla lettera a) del comma 2», e quella lettera sono «le pensioni di ogni genere e gli assegni ad esse equiparati». Lo stesso vale per il trattamento integrativo. È il motivo per cui, a parità di reddito, un pensionato paga più di un dipendente.
Fino a quale reddito non si paga IRPEF?
La no tax area è a 8.500 euro sia per il lavoro dipendente sia per la pensione, e non è un numero scelto a caso: 8.500 euro al 23% fanno esattamente 1.955 euro, cioè la detrazione, che azzera l’imposta. C’è anche una regola a sé all’articolo 11, comma 2: se al reddito complessivo concorrono soltanto redditi di pensione non superiori a 7.500 euro, più l’abitazione principale e terreni fino a 185,92 euro, «l’imposta non è dovuta». È una soglia più bassa, quindi nella pratica conta la prima.
Le addizionali regionale e comunale si pagano sempre?
No, e non si riducono: si spengono. L’articolo 1, comma 4 del decreto legislativo 360/1998 ammette l’addizionale comunale solo se «per lo stesso anno risulta dovuta l’imposta sul reddito delle persone fisiche», contando le detrazioni. Se l’IRPEF netta è zero non paghi nulla; basta un centesimo di IRPEF dovuta e le addizionali tornano intere sull’intero imponibile. Le aliquote le fissano regione e comune, e il tuo comune può aver deliberato anche una soglia di esenzione propria.
Perché il calcolatore chiede il reddito imponibile e non lo stipendio lordo?
Perché i contributi INPS a tuo carico non sono reddito tassabile: il reddito di lavoro dipendente su cui si calcola l’IRPEF è già al netto di quei contributi. Se inserisci il lordo del contratto, sovrastimi l’imposta di circa il 9,19% della base. Il numero giusto è il reddito imponibile che trovi nella tua Certificazione Unica. Se vuoi partire dal lordo contrattuale serve il passaggio in più dei contributi, che sta nel calcolo dello stipendio netto.
Cambia qualcosa con il nuovo testo unico del 2026?
Non per l’anno d’imposta 2026. Il decreto legislativo 117/2026 è in vigore dal 4 luglio 2026, ma le sue disposizioni si applicano dal 1º gennaio 2027, quando gli articoli da 1 a 191 del DPR 917/1986 vengono abrogati. È un riordino: le regole restano, cambiano i numeri degli articoli. Per il 2026 le fonti corrette sono quelle citate qui, tutte nel vecchio TUIR.

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Fonti

Autore: Thorben Rasmus Idel · Revisionato da: Nahar Geva · Ultima revisione: