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Tredicesima: come si calcola e quando si paga

Un dodicesimo per ogni mese lavorato, pagato entro Natale. La parte che sorprende è il netto, e il motivo non è l'aliquota.

7 min di letturaRevisionato il Di Thorben Rasmus IdelRevisionato da Nahar Geva

Risposta rapida

La tredicesima vale un dodicesimo della retribuzione mensile lorda per ogni mese lavorato nell'anno: dodici mesi fanno una mensilità intera. Un mese incompleto conta per intero se hai lavorato almeno 15 giorni. Si paga entro Natale. Al netto resta in genere fra il 60% e il 70% del lordo, perché si pagano contributi INPS e IRPEF ma non si applicano le detrazioni da lavoro dipendente.

Un dodicesimo per ogni mese lavorato

La tredicesima è una mensilità in più, che matura un pezzo alla volta durante l'anno. Il pezzo è il dodicesimo: ogni mese di servizio ti fa maturare un dodicesimo della tua retribuzione mensile lorda.

retribuzione mensile lorda × mesi utili ÷ 12

Dodici mesi di lavoro fanno 12 dodicesimi, cioè una mensilità intera: è il caso più comune ed è il motivo per cui si dice "tredicesima". Se sei stato assunto durante l'anno ne maturi una frazione.

Mesi lavoratiDodicesimiCon 1.800 euro al mese
1212/121.800,00 €
99/121.350,00 €
77/121.050,00 €
33/12450,00 €
11/12150,00 €

Se lavori part-time non devi applicare nessuna riduzione: la retribuzione mensile che leggi in busta paga è già proporzionata alle tue ore, quindi la tredicesima che ne deriva è già quella del part-time. Ridurla una seconda volta è l'errore più comune su questo calcolo.

La base di calcolo è la retribuzione utile, non tutto quello che compare sul cedolino. Di regola rientrano la paga base, l'indennità di contingenza, l'EDR, gli scatti di anzianità e i superminimi; restano fuori lo straordinario, i premi una tantum e i rimborsi spese. Quali voci contano esattamente lo dice il tuo CCNL.

La regola dei 15 giorni

Se sei stato assunto o hai cessato il rapporto a metà mese, quel mese non si divide: si arrotonda. Almeno 15 giorni lavorati e il mese conta per intero; meno di 15 e non conta affatto.

È una soglia secca, e la differenza fra i due lati è l'intero dodicesimo:

Giorni lavorati nel mese incompletoDodicesimi di quel mese
140
151
161

Chi viene assunto il 17 di un mese da 31 giorni lavora 15 giorni e matura il dodicesimo pieno; chi viene assunto il 18 ne lavora 14 e non matura nulla. Un giorno di calendario vale un dodicesimo di mensilità.

Questa è la convenzione della maggior parte dei contratti collettivi, ma non di tutti: una minoranza di CCNL calcola in proporzione ai giorni, dividendo per 30. In quel caso 10 giorni valgono un terzo di dodicesimo invece di zero. Vale la pena controllare il proprio contratto, perché le due regole danno numeri diversi proprio nel mese che interessa.

Quali mesi maturano e quali no

Non serve essere fisicamente al lavoro per maturare la tredicesima: serve che il rapporto sia vivo e che l'assenza sia retribuita o protetta.

Di regola maturano:

  • ferie e permessi retribuiti;
  • malattia, entro il periodo di comporto previsto dal CCNL;
  • infortunio sul lavoro;
  • maternità obbligatoria;
  • congedo matrimoniale;
  • cassa integrazione, con la quota di mensilità aggiuntive a carico dell'INPS.

Di regola non maturano:

  • aspettativa e congedi non retribuiti;
  • sciopero;
  • congedo parentale facoltativo;
  • assenze ingiustificate;
  • malattia oltre il comporto.

"Di regola" non è un'esitazione: è il CCNL a decidere, e su questo punto i contratti differiscono davvero. Per questo il calcolo della tredicesima chiede i mesi che hai effettivamente maturato invece di dedurli da una data di assunzione.

Quando si paga

Entro Natale. Molti CCNL indicano la vigilia come termine, altri la fanno coincidere con il cedolino di dicembre. In quasi tutti i casi arriva come erogazione separata dallo stipendio del mese, quindi a dicembre vedi due accrediti.

Quando il rapporto finisce durante l'anno, i dodicesimi maturati non si perdono: ti vengono liquidati con le competenze finali, insieme al TFR e alle ferie non godute.

Perché il netto è più basso di uno stipendio

È la parte che sorprende ogni dicembre, e la spiegazione che circola di più è sbagliata. Non è che la tredicesima abbia un'aliquota più alta. L'IRPEF che si applica è esattamente quella degli altri mesi. Quello che manca è una detrazione.

Le detrazioni per lavoro dipendente (articolo 13 del TUIR), quelle per i familiari a carico e il trattamento integrativo sono calcolate sull'anno e distribuite sulle dodici mensilità ordinarie. Sulla mensilità aggiuntiva non vengono concesse una seconda volta: non c'è un tredicesimo dodicesimo di detrazione da applicare. Il risultato è che l'imponibile della tredicesima viene tassato "pieno", mentre quello di uno stipendio ordinario è alleggerito dalla sua quota di detrazione.

Quindi sulla tredicesima si pagano:

  1. i contributi INPS a tuo carico, di norma il 9,19% (quota IVS del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti; l'azienda versa il restante 23,81%). Sopra i 56.224 euro di retribuzione annua si aggiunge un 1%;
  2. l'IRPEF sull'importo che resta, alla tua aliquota marginale, senza detrazioni.

Le addizionali regionale e comunale di solito non compaiono sul cedolino della tredicesima: si calcolano sul totale dell'anno in sede di conguaglio e si trattengono a rate. La tredicesima entra in quella base, quindi l'addizionale su di essa la paghi, soltanto più tardi.

Gli scaglioni IRPEF 2026

Per il 2026 l'IRPEF ha tre scaglioni. La seconda aliquota è scesa dal 35% al 33% con la legge di bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199, articolo 2), e vale la pena saperlo perché diverse tabelle in circolazione riportano ancora il 35%.

Reddito imponibileAliquotaImposta
fino a 28.000 €23%23% dell'importo
da 28.000 a 50.000 €33%6.440 € + 33% della parte oltre 28.000 €
oltre 50.000 €43%13.700 € + 43% della parte oltre 50.000 €

Attenzione a come si leggono: superare i 28.000 euro non ritassa tutto il reddito al 33%. L'aliquota più alta si applica solo alla parte che supera la soglia, e un euro in più oltre il confine costa 33 centesimi, non duemila euro.

Questo conta per la tredicesima più che per uno stipendio, perché la tredicesima si somma al reddito dell'anno e può cadere a cavallo di uno scaglione: una parte tassata al 23% e il resto al 33%. Applicare una sola aliquota a tutto l'importo, come fa la maggior parte delle tabelle online, dà un numero sbagliato in entrambe le direzioni.

Un esempio completo

Prendiamo 2.000 euro lordi al mese, anno intero.

VoceImporto
Tredicesima lorda (12/12 di 2.000 €)2.000,00 €
Contributi INPS (9,19%)−183,80 €
Imponibile fiscale1.816,20 €
IRPEF (23%, senza detrazioni)−417,73 €
Tredicesima netta stimata1.398,47 €

Resta il 69,92% del lordo: le trattenute sono il 30,08%.

Ora 2.500 euro lordi al mese, sempre anno intero. Il reddito imponibile delle mensilità ordinarie è 27.243 euro, ancora nel primo scaglione, ma l'imponibile della tredicesima (2.270,25 euro) lo porta a 29.513,25 euro. Una parte della tredicesima è quindi tassata al 23% e il resto al 33%: l'IRPEF è 673,48 euro e il netto 1.596,77 euro, cioè il 36,13% di trattenute. Mille euro in più di stipendio mensile e la quota che resta scende di sei punti, solo per effetto dello scaglione.

Dal lordo al tuo numero

La formula è semplice, le variabili no: i mesi che hai davvero maturato, come il tuo CCNL conta il mese di assunzione, la tua aliquota contributiva, lo scaglione in cui cade l'anno. Il calcolatore della tredicesima li mette insieme e mostra ogni riga del passaggio dal lordo al netto, compresa l'IRPEF calcolata come differenza fra l'imposta con e senza la mensilità aggiuntiva.

Se la tredicesima ti serve per mettere da parte qualcosa, l'interesse composto mostra cosa diventa una somma versata una volta all'anno per diversi anni. E se vuoi solo ragionare sulle percentuali di una busta paga, il calcolo percentuale fa il lavoro in un passaggio.

Errori comuni

  • Credere che la tredicesima sia tassata con un'aliquota più alta

    L'aliquota IRPEF è la stessa di ogni altro mese. Il netto è più basso perché le detrazioni per lavoro dipendente e per familiari a carico sono già distribuite sulle dodici mensilità ordinarie e non si applicano una seconda volta.

  • Calcolare in proporzione i giorni del mese di assunzione

    Nella maggior parte dei CCNL vale la regola dei 15 giorni, che è una soglia e non una proporzione: sotto i 15 giorni quel mese non matura nulla, da 15 giorni matura un dodicesimo intero.

  • Applicare al part-time una percentuale di riduzione

    La retribuzione mensile in busta paga è già quella del part-time. Ridurla di nuovo conta due volte la stessa proporzione.

  • Aspettarsi le addizionali regionale e comunale sul cedolino della tredicesima

    Di norma non ci sono: si conguagliano sul totale dell'anno e si trattengono a rate sulle mensilità successive. La tredicesima entra in quella base, quindi l'addizionale la paghi più tardi.

Domande frequenti

Come si calcola la tredicesima?
Retribuzione mensile lorda × mesi utili ÷ 12. Con 1.800 euro al mese e 7 mesi lavorati: 1.800 × 7 ÷ 12 = 1.050 euro lordi.
Quando si paga la tredicesima?
Entro Natale. La maggior parte dei CCNL la fissa alla vigilia o la paga con il cedolino di dicembre, in un'erogazione separata dallo stipendio.
Quanti giorni servono per maturare un mese di tredicesima?
Almeno 15 nella convenzione più diffusa. Con 14 giorni quel mese non matura nessun dodicesimo, con 15 ne matura uno pieno. Alcuni CCNL calcolano invece in proporzione ai giorni.
Quanto si perde di tredicesima in tasse?
In genere fra il 30% e il 40% del lordo, a seconda dello scaglione IRPEF. Su 2.000 euro lordi con un reddito nel primo scaglione restano circa 1.398 euro.
La tredicesima si matura durante la malattia?
Sì, entro il periodo di comporto previsto dal CCNL. Maturano anche ferie, permessi retribuiti, infortunio e maternità obbligatoria; non maturano aspettativa non retribuita, sciopero e congedo parentale facoltativo.
Chi ha diritto alla tredicesima?
In pratica tutti i lavoratori dipendenti, perché la prevedono tutti i principali CCNL. Non deriva da una singola legge che copre l'intera platea: nasce nell'industria e si è estesa per via contrattuale.
Calcola la tua tredicesima lorda e netta nel calcolatore.

Fonti

  1. 1.DPR 28 luglio 1960, n. 1070, con il Concordato interconfederale 27 ottobre 1946
  2. 2.Agenzia delle Entrate: aliquote e calcolo dell'IRPEF
  3. 3.Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (bilancio 2026), art. 2
  4. 4.DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 11 e art. 13

Autore / Revisionato da

Autore

Thorben Rasmus Idel

Cofondatore e autore

Cofondatore di Calculadora Capital e autore della metodologia di tutti i calcolatori e gli articoli. Imprenditore e investitore attivo, Thorben ha fondato Idel Versandhandel GmbH, un'azienda di commercio internazionale presente in 16 paesi, e investe in azioni, ETF e criptovalute. È lui a scrivere la metodologia e a verificare i calcoli di ogni pagina, portando l'esperienza di chi gestisce un'impresa e investe, perché gli strumenti e le spiegazioni restino vicini a come denaro, mercati e tasse funzionano davvero per chi vive in Italia.

Revisionato da

Nahar Geva

Cofondazione e revisione indipendente

Cofondazione di Calculadora Capital e revisione indipendente di tutti i calcolatori e gli articoli. Con un percorso di imprenditoria e di investimento attivo sui mercati, Nahar unisce un approccio guidato dai dati e dal prodotto all'esperienza di chi investe in azioni ed ETF, in criptovalute e altri asset digitali, oltre che in finanza personale e immobiliare. In ogni pagina, Nahar rivede la metodologia e controlla calcoli e cifre, mettendo alla prova se strumenti e spiegazioni reggono al modo in cui denaro, mercati e tasse funzionano davvero per chi investe.

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