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TFR: cos'è e come si calcola

Ogni mese il tuo datore mette da parte una quota di stipendio che ti spetta quando il rapporto finisce. La formula è una divisione, non una percentuale.

12 min di letturaRevisionato il Di Thorben Rasmus IdelRevisionato da Nahar Geva

Risposta rapida

Il TFR (trattamento di fine rapporto) è la somma di una quota annua pari alla retribuzione annua divisa per 13,5, cioè il 7,4074%, meno un contributo aggiuntivo INPS dello 0,50% che il datore detrae: quello che resta nel tuo fondo è il 6,9074%. Ogni 31 dicembre il fondo già accumulato, esclusa la quota dell'anno in corso, si rivaluta dell'1,5% più il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT FOI, e su quella rivalutazione si paga subito un'imposta sostitutiva del 17%. Alla cessazione del rapporto l'accantonamento si tassa separatamente, con l'aliquota media calcolata su un reddito di riferimento pari alla base divisa per gli anni di servizio e moltiplicata per dodici: di solito più bassa dell'aliquota marginale in busta paga. Con almeno otto anni presso lo stesso datore puoi chiederne un anticipo fino al 70%.

Cos'è il TFR

Ogni anno di lavoro il tuo datore mette da parte una somma che non ti paga in busta: ti spetta quando il rapporto finisce. Quella somma è il TFR, trattamento di fine rapporto.

Non è un premio e non è una liberalità del datore: è retribuzione differita, cioè stipendio che hai già guadagnato e che incassi più tardi. Per questo ti spetta in ogni caso: l'articolo 2120 del codice civile si apre con le parole "in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto ad un trattamento di fine rapporto". Dimissioni, licenziamento, scadenza di un contratto a termine, pensionamento: cambia il motivo, non il diritto.

Non chiamarlo liquidazione o indennità. Sono parole di uso comune ma indicano altre cose, e in una busta paga o in una causa la differenza conta.

La formula è una divisione, non una percentuale

Il comma 2 dell'articolo 2120 dice che il TFR si calcola "sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all'importo della retribuzione dovuta per l'anno stesso divisa per 13,5".

Divisa per 13,5. Non moltiplicata per una percentuale. Quella divisione corrisponde al 7,4074% della retribuzione annua.

Il 6,91% che trovi su quasi ogni pagina arriva da una seconda norma, in un'altra legge. L'articolo 3, comma 15 della legge 297/1982 aumenta i contributi previdenziali a carico del datore dello 0,30% della retribuzione imponibile dal luglio 1982 e di un'ulteriore 0,20% dal gennaio 1983. Il comma 16, che quasi nessuno cita, è quello che muove i tuoi soldi: "I datori di lavoro detraggono per ciascun lavoratore l'importo della contribuzione aggiuntiva di cui al comma precedente dall'ammontare della quota del trattamento di fine rapporto".

Lo 0,50% non è scritto in nessuna parte: è la somma di due aumenti separati. E 7,4074% meno 0,50% fa 6,9074%, che arrotondato diventa il famoso 6,91%.

Su 30.000 euro di retribuzione annua:

VoceImporto
Quota annua (30.000 ÷ 13,5)2.222,22 €
Contributo aggiuntivo (0,50% di 30.000)150,00 €
Accantonato nell'anno2.072,22 €

Moltiplicare direttamente per 6,91% darebbe 2.073 euro. La differenza è di 78 centesimi all'anno: poca cosa su un anno, decine di euro su una carriera, e comunque il numero sbagliato.

Quale retribuzione entra nel TFR

Il comma 3 fissa la regola generale: la retribuzione annua "comprende tutte le somme, compreso l'equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese".

Quindi: la paga base, gli scatti di anzianità, i superminimi, la tredicesima e la quattordicesima, i fringe benefit valorizzati. Fuori: i rimborsi spese e quello che prendi una volta sola per un motivo straordinario.

Ma il comma 3 si apre con quattro parole che cambiano tutto: "salvo diversa previsione dei contratti collettivi". È il CCNL del tuo settore a dire quali voci entrano nel TFR, e può escluderne qualcuna. Per questo il calcolatore ti chiede la retribuzione utile al TFR e non il lordo di un mese qualsiasi: la base la definisce il tuo contratto collettivo.

C'è una conseguenza che il 6,91% nasconde. La quota si calcola sulla retribuzione utile al TFR, lo 0,50% sulla retribuzione imponibile previdenziale: sono due basi diverse definite da due norme diverse. Di solito coincidono, ma quando il CCNL le separa il 6,91% non è più esatto e servono due conti distinti.

La rivalutazione annuale

Il fondo non resta fermo. Ogni 31 dicembre si rivaluta, con un tasso che il comma 4 compone così: l'1,5% in misura fissa più il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT FOI (l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati) rispetto al mese di dicembre dell'anno precedente.

Due dettagli del testo cambiano il risultato.

Il primo è nelle prime parole: la rivalutazione si applica al trattamento "con esclusione della quota maturata nell'anno". La quota che hai appena accantonato non si rivaluta. Nel tuo primo anno di lavoro, quindi, la rivalutazione è esattamente zero, e in ogni anno successivo si calcola solo su quello che c'era al 31 dicembre precedente.

Il secondo è che la rivalutazione avviene "su base composta": si accumula sul fondo già rivalutato. Dieci anni al 2,3% non fanno il 23%.

Al 31 dicembre 2025 il tasso è stato il 2,31%: l'indice FOI è passato da 120,2 (dicembre 2024) a 121,5 (dicembre 2025), cioè un aumento dell'1,0815%, di cui il 75% fa 0,8111%, più l'1,5% fisso.

Se il rapporto finisce a metà anno, il comma 5 prende l'1,5% in proporzione ai mesi e l'aumento ISTAT misurato nel mese di cessazione rispetto a dicembre dell'anno prima. E anche qui vale la regola dei 15 giorni: le frazioni di mese pari o superiori a quindici giorni contano come mese intero.

Il cambio di base ISTAT del 2026

C'è una trappola che riguarda ogni calcolo fatto nel 2026, ed è invisibile se guardi solo i numeri.

Da gennaio 2026 l'ISTAT pubblica il FOI su base 2025 = 100: gennaio 2026 vale 100,4 e agosto 2026 vale 103,7. Dicembre 2025, l'indice da cui parte la rivalutazione dell'anno, è pubblicato su base 2015 = 100 e vale 121,5.

Dividere 103,7 per 121,5 dà meno 14,7%. Una rivalutazione dell'1,5% più il 75% di meno 14,7% diventa meno 9,5%: un fondo che si riduce, cioè esattamente quello che la legge non prevede.

I due numeri sono entrambi indici FOI pubblicati dall'ISTAT per lo stesso Paese, quindi niente sulla pagina ti avverte che non sono confrontabili. Per un calcolo nel 2026 prendi i due indici sulla stessa base, dalla serie raccordata, oppure usa direttamente il coefficiente mensile di rivalutazione che l'ISTAT pubblica.

Le due imposte, che non sono la stessa imposta

Sul TFR si paga due volte, su due parti diverse del fondo e in due momenti diversi.

17% ogni anno sulla rivalutazione

L'articolo 11, comma 3 del decreto legislativo 47/2000 applica alla rivalutazione "l'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 17 per cento". Era l'11% fino alle rivalutazioni maturate nel 2014; dal 1º gennaio 2015 è il 17%.

Il comma 4 aggiunge la frase che decide chi la paga: "L'imposta è imputata a riduzione del fondo". Significa che il tuo TFR cresce della rivalutazione al netto del 17%, e che l'anno successivo la rivalutazione si calcola su quella cifra già ridotta. Il datore la versa entro il 16 febbraio dell'anno dopo.

IRPEF una sola volta, alla liquidazione

L'accantonamento, invece, paga l'IRPEF una volta sola, quando incassi. L'articolo 19 del TUIR stabilisce che il TFR è reddito "riducendo il suo ammontare delle rivalutazioni già assoggettate ad imposta sostitutiva": la rivalutazione ha già pagato il suo 17% e non si tassa due volte.

L'aliquota è una media, e si moltiplica per dodici

Qui sta la differenza più grande fra un calcolo giusto e uno sbagliato.

La tassazione separata non applica l'aliquota marginale della tua busta paga. Il comma 1 dell'articolo 19 costruisce un reddito di riferimento: prende la base, la divide "per il numero degli anni e frazione di anno preso a base di commisurazione" e moltiplica il risultato "per dodici".

Dodici, non 13,5. Dato che la quota annua è un tredicesimo e mezzo della retribuzione, annualizzarla per dodici produce circa l'88,9% della retribuzione annua. Su quella cifra si calcola l'IRPEF, e il rapporto fra imposta e reddito di riferimento è l'aliquota media che si applica al TFR.

Con 40.000 euro di retribuzione annua e qualunque durata del rapporto:

VoceImporto
Quota annua accantonata2.762,96 €
Reddito di riferimento (2.762,96 × 12)33.155,52 €
IRPEF su quel reddito8.141,32 €
Aliquota media24,55%
Aliquota marginale sullo stesso reddito33%

Un calcolo fatto al marginale sovrastimerebbe l'imposta di oltre un terzo.

Nota una proprietà che sorprende: la durata del rapporto non cambia l'aliquota. Dividere per gli anni e moltiplicare per dodici la elimina dal conto, quindi a parità di retribuzione un TFR di 35 anni si tassa con la stessa aliquota di uno di 5.

Il cedolino non è l'ultima parola

Quello che il datore trattiene alla liquidazione è una ritenuta, non il conto finale. Lo stesso comma 1 prosegue: "Gli uffici finanziari provvedono a riliquidare l'imposta in base all'aliquota media di tassazione dei cinque anni precedenti a quello in cui è maturato il diritto alla percezione, iscrivendo a ruolo le maggiori imposte dovute ovvero rimborsando quelle spettanti".

Le due direzioni sono scritte entrambe nella norma: può arrivare una richiesta oppure un rimborso. Il comma 1-bis precisa che se in uno o più di quei cinque anni non hai avuto reddito imponibile la media si calcola sugli anni in cui l'hai avuto, e se non l'hai avuto in nessuno si applica l'aliquota del primo scaglione IRPEF, oggi il 23%.

Nessun calcolatore può anticipare la riliquidazione, perché servono cinque anni della tua storia fiscale personale. Quello che si può stimare, e che qui stimiamo, è la ritenuta alla liquidazione: la cifra che leggi sul cedolino.

I 309,87 euro l'anno non sono per il TFR

Una riduzione di 309,87 euro per ogni anno di servizio circola come se valesse per tutti. Nel testo dell'articolo 19 sta al comma 2-bis, che parla di "indennità equipollenti, comunque denominate": le buonuscite del pubblico impiego e trattamenti simili, non il TFR del settore privato.

Quello che il TFR privato ha davvero è al comma 1-ter, e vale solo per i contratti a termine di durata effettiva non superiore a due anni: 61,97 euro di imposta in meno per ciascun anno, in proporzione ai mesi per i periodi più brevi e ridotti proporzionalmente in caso di part time.

Nel testo in vigore la cifra è ancora scritta in lire, "lire 120 mila". Il testo che entra in vigore nel 2027 la scrive in euro, 61,97, e conferma la conversione. Togliere 309,87 euro l'anno da un TFR ordinario significa sottostimare l'imposta.

L'anticipazione

Il comma 6 dell'articolo 2120 ti consente di chiedere una parte del TFR mentre il rapporto è ancora in corso, a tre condizioni insieme:

  1. Almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro.
  2. Non più del 70% del trattamento che ti spetterebbe se il rapporto cessasse alla data della richiesta.
  3. Una sola volta nel corso del rapporto di lavoro.

I motivi ammessi sono due e sono tassativi: spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche, e acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile. La Corte costituzionale, con la sentenza 142/1991, ha esteso il secondo caso anche all'acquisto in corso, se provato con mezzi idonei.

Il datore non è obbligato a soddisfare tutte le richieste: il comma 7 le limita ogni anno al 10% degli aventi diritto e comunque al 4% del totale dei dipendenti. Il CCNL può prevedere condizioni di miglior favore e criteri di priorità. L'anticipazione si detrae dal TFR finale, e su di essa si applica la stessa aliquota, salvo conguaglio alla liquidazione definitiva.

TFR in azienda o nel fondo pensione

Se destini il TFR a un fondo pensione complementare, quelle quote escono dalle regole di questa pagina: seguono il decreto legislativo 252/2005 e non la tassazione separata dell'articolo 19.

C'è però un dettaglio del comma 1 che vale la pena conoscere prima di scegliere: il reddito di riferimento si calcola sulla base "aumentato delle somme destinate alle forme pensionistiche". Spostare una parte del TFR nel fondo non abbassa l'aliquota che si applica a quello che resta in azienda. Quelle somme contano comunque per determinare la percentuale.

La norma cambia indirizzo il 1º gennaio 2027

Quasi tutte le pagine su questo argomento citano l'articolo 19 del TUIR. Dal 1º gennaio 2027 quell'articolo è abrogato dal decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117, e il suo contenuto diventa l'articolo 21 del nuovo Testo unico delle disposizioni legislative in materia di imposte sui redditi, intitolato "Indennità di fine rapporto e di fine servizio".

La sostanza non cambia: la divisione per gli anni, la moltiplicazione per dodici, la media dei cinque anni, la riduzione per i contratti a termine. Cambiano le lire in euro (61,97 e 309,87 scritti per esteso) e il rinvio al decreto legislativo 124/1993 diventa un rinvio al 252/2005.

Nello stesso giorno l'articolo 241, comma 1, lettera dd) del decreto legislativo 33/2025 abroga i commi 3, 4 e 4-bis dell'articolo 11 del decreto legislativo 47/2000, cioè la norma che fissa l'imposta sostitutiva del 17%, e il suo contenuto passa nel Testo unico in materia di versamenti e di riscossione. L'articolo 2120 del codice civile, invece, resta dov'è.

Un esempio completo

Retribuzione annua utile al TFR 30.000 euro, dieci anni di servizio, rivalutazione media del 2,31% l'anno.

VoceImporto
Quota annua (30.000 ÷ 13,5)2.222,22 €
Contributo aggiuntivo INPS (0,50%)−150,00 €
Accantonato ogni anno2.072,22 €
Accantonato in dieci anni20.722,20 €
Rivalutazione lorda maturata2.269,12 €
Imposta sostitutiva (17%)−385,75 €
TFR maturato lordo22.605,57 €
Base della tassazione separata20.722,20 €
Reddito di riferimento (20.722,20 ÷ 10 × 12)24.866,64 €
IRPEF a tassazione separata (23%)−4.766,11 €
TFR netto stimato17.839,46 €

In tutto le due imposte prendono il 22,41% del fondo prima di entrambe. Con dieci anni di servizio potresti anche chiedere un'anticipazione fino a 15.823,90 euro, una sola volta, per spese sanitarie straordinarie o per l'acquisto della prima casa.

Dalla retribuzione al tuo numero

La formula è semplice, ma le due imposte, la rivalutazione composta e il reddito di riferimento annualizzato per dodici rendono il conto a mano noioso e facile da sbagliare.

Metti la tua retribuzione annua utile al TFR, gli anni e i mesi di servizio e il tasso di rivalutazione nel calcolo TFR: vedi il lordo maturato, il netto stimato e tutte le righe in mezzo. Se vuoi capire l'altra voce che la busta paga accantona e non spiega, la tredicesima funziona in dodicesimi e si tassa in modo completamente diverso.

Errori comuni

  • Moltiplicare la retribuzione per 6,91%

    La norma divide per 13,5 e poi detrae lo 0,50% di contributo. Su 30.000 euro l'anno l'accantonamento è 2.072,22 euro, non 2.073: il 6,91% è un arrotondamento, non la formula.

  • Rivalutare anche la quota appena accantonata

    L'articolo 2120, comma 4 del codice civile applica la rivalutazione al trattamento "con esclusione della quota maturata nell'anno". Nel primo anno di lavoro, quindi, la rivalutazione è zero.

  • Calcolare la rivalutazione del 2026 dividendo l'indice del mese per quello di dicembre 2025

    Da gennaio 2026 l'ISTAT pubblica il FOI su base 2025 = 100, mentre dicembre 2025 è su base 2015 = 100. I due numeri non sono confrontabili: servono due indici sulla stessa base.

  • Tassare il TFR con l'aliquota marginale della busta paga

    L'articolo 19 del TUIR costruisce un reddito di riferimento dividendo la base per gli anni e moltiplicando per dodici, poi applica l'aliquota media. Con 40.000 euro di retribuzione è il 24,55% invece del 33% marginale.

  • Togliere 309,87 euro per ogni anno di servizio

    Quella riduzione sta al comma 2-bis e riguarda le indennità equipollenti. Il TFR privato ha 61,97 euro l'anno e solo nei contratti a termine di durata effettiva fino a due anni.

  • Considerare definitivo il netto trattenuto alla liquidazione

    L'Agenzia delle Entrate riliquida l'imposta sull'aliquota media dei cinque anni precedenti e può chiedere una differenza oppure rimborsarla. La norma prevede esplicitamente entrambe le direzioni.

Domande frequenti

Cos'è il TFR?
Il trattamento di fine rapporto è una somma che il datore di lavoro accantona ogni anno e ti paga quando il rapporto di lavoro finisce, per qualunque motivo. Non è una liberalità né un premio: è retribuzione differita, e l'articolo 2120 del codice civile ne fissa la misura e le regole.
Come si calcola il TFR?
Dividi la retribuzione annua utile al TFR per 13,5 e togli il contributo aggiuntivo INPS dello 0,50%: su 30.000 euro l'anno accantoni 2.072,22 euro. Ogni 31 dicembre il fondo già accumulato, esclusa la quota dell'anno in corso, si rivaluta dell'1,5% più il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT FOI.
Quanto è la percentuale del TFR, 6,91% o 7,41%?
Entrambe, in due momenti diversi. La legge accantona la retribuzione divisa per 13,5, cioè il 7,4074%, e il datore poi detrae lo 0,50% di contributo aggiuntivo: nel tuo fondo resta il 6,9074%, che si arrotonda a 6,91%.
Come si calcola la rivalutazione del TFR?
Il tasso è l'1,5% in misura fissa più il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT FOI rispetto a dicembre dell'anno precedente, applicato al fondo esistente al 31 dicembre precedente. Al 31 dicembre 2025 è stato il 2,31%, con il FOI passato da 120,2 a 121,5.
Quanto si paga di tasse sul TFR?
Due imposte su due parti diverse del fondo. La rivalutazione paga ogni anno un'imposta sostitutiva del 17%, imputata a riduzione del fondo. L'accantonamento paga l'IRPEF una sola volta alla liquidazione, a tassazione separata, con l'aliquota media calcolata sul reddito di riferimento.
Quando si può chiedere l'anticipo del TFR?
Con almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, fino al 70% del maturato e una sola volta nel corso del rapporto. I motivi ammessi sono due: spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle strutture pubbliche e acquisto della prima casa per sé o per i figli.
Il TFR spetta anche in caso di dimissioni?
Sì. L'articolo 2120 si applica "in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato", quindi dimissioni, licenziamento, scadenza del termine e pensionamento. La Corte costituzionale lo ha stabilito nel 1968, dichiarando illegittima la vecchia norma che escludeva le dimissioni volontarie.
Calcola il tuo TFR maturato, lordo e netto, nel calcolatore.

Fonti

  1. 1.Codice civile, art. 2120 (disciplina del trattamento di fine rapporto)
  2. 2.Legge 29 maggio 1982, n. 297, art. 3, commi 15 e 16
  3. 3.DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 19
  4. 4.D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117 (Testo unico imposte sui redditi), art. 21
  5. 5.D.Lgs. 18 febbraio 2000, n. 47, art. 11, commi 3 e 4
  6. 6.ISTAT, indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI)

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Thorben Rasmus Idel

Cofondatore e autore

Cofondatore di Calculadora Capital e autore della metodologia di tutti i calcolatori e gli articoli. Imprenditore e investitore attivo, Thorben ha fondato Idel Versandhandel GmbH, un'azienda di commercio internazionale presente in 16 paesi, e investe in azioni, ETF e criptovalute. È lui a scrivere la metodologia e a verificare i calcoli di ogni pagina, portando l'esperienza di chi gestisce un'impresa e investe, perché gli strumenti e le spiegazioni restino vicini a come denaro, mercati e tasse funzionano davvero per chi vive in Italia.

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Nahar Geva

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Cofondazione di Calculadora Capital e revisione indipendente di tutti i calcolatori e gli articoli. Con un percorso di imprenditoria e di investimento attivo sui mercati, Nahar unisce un approccio guidato dai dati e dal prodotto all'esperienza di chi investe in azioni ed ETF, in criptovalute e altri asset digitali, oltre che in finanza personale e immobiliare. In ogni pagina, Nahar rivede la metodologia e controlla calcoli e cifre, mettendo alla prova se strumenti e spiegazioni reggono al modo in cui denaro, mercati e tasse funzionano davvero per chi investe.

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