Ritenuta d'acconto: cos'è e come funziona
Il cliente ti paga meno di quanto hai fatturato e versa la differenza allo Stato al posto tuo. Non è una tassa in più: è un anticipo.

Risposta rapida
La ritenuta d'acconto è un anticipo dell'IRPEF: il cliente trattiene una parte del compenso e la versa all'Agenzia delle Entrate al posto tuo, entro il 16 del mese successivo. Sui compensi di lavoro autonomo è il 20%, sulle provvigioni di agenzia è il 23% ma solo sul 50% dell'importo, e sui compensi a non residenti è il 30% a titolo definitivo. Non si calcola sul totale della fattura: l'IVA, il contributo integrativo della cassa e le spese documentate anticipate per il cliente restano fuori dalla base, mentre la rivalsa INPS del 4% vi entra. La recuperi nella dichiarazione dei redditi.
Cos'è la ritenuta d'acconto
Hai fatturato 1.000 euro e sul conto ne arrivano 800. Non ti è stato tolto niente: quei 200 euro sono già stati pagati per te, come anticipo dell'IRPEF che dichiarerai l'anno prossimo.
Questo è tutto il meccanismo. La ritenuta d'acconto non è un'imposta aggiuntiva e non è un costo: è una parte della tua imposta sul reddito che lo Stato incassa subito, nel momento in cui il compenso viene pagato, invece di aspettare la dichiarazione. A versarla non sei tu ma chi ti paga, che per la legge fiscale è un sostituto d'imposta: si sostituisce a te nell'obbligo di versamento.
Il vantaggio per l'erario è ovvio: incassa prima e su una base che gli viene comunicata da un soggetto diverso dal contribuente. Per te il saldo è neutro, perché quell'importo te lo ritrovi come credito in dichiarazione.
Come funziona, passaggio per passaggio
- Emetti la fattura con il compenso, l'eventuale IVA e l'indicazione della ritenuta.
- Il cliente ti paga il netto, cioè il totale della fattura meno la ritenuta.
- Il cliente versa la ritenuta all'Agenzia delle Entrate con il modello F24, entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui ti ha pagato.
- L'anno dopo ti rilascia la Certificazione Unica, il documento che attesta quanto hai percepito e quanto ti è stato trattenuto.
- Tu la scomputi in dichiarazione dall'IRPEF dovuta. Se la ritenuta è stata superiore all'imposta, la differenza è un rimborso o un credito.
Il momento che conta è il pagamento, non la data della fattura: la ritenuta si opera "all'atto del pagamento". Una fattura di dicembre pagata a gennaio produce una ritenuta che appartiene all'anno nuovo.
La base: la parte che quasi tutti sbagliano
L'aliquota del 20% è la parte facile, ed è anche la parte che non si sbaglia quasi mai. Quello che cambia il risultato è su quali righe della fattura si applica.
La ritenuta non si calcola sul totale della fattura. Delle quattro voci che possono comparire su una fattura professionale, ognuna si comporta a modo suo:
| Riga della fattura | Nell'imponibile IVA | Nella base della ritenuta |
|---|---|---|
| Compenso (onorario) | sì | sì |
| Rivalsa INPS 4% (gestione separata) | sì | sì |
| Contributo integrativo cassa (2%, 4%) | sì | no |
| Spese documentate anticipate (art. 15) | no | no |
| IVA | non applicabile | no |
Le due righe centrali sono quelle che costano denaro, e in fattura si somigliano fino a confondersi: entrambe sono "un 4% per la previdenza".
I due contributi del 4% che non sono la stessa cosa
La rivalsa INPS della gestione separata è il contributo che tu devi all'INPS e che la legge ti permette di addebitare al cliente. Fiscalmente è compenso: è reddito tuo, che poi girerai all'istituto. Quindi entra sia nell'imponibile IVA sia nella base della ritenuta.
Il contributo integrativo di una cassa professionale privata (Cassa Forense, Inarcassa, ENPAM e simili) non è reddito tuo: è una partita di giro che incassi per conto della cassa e le trasferisci. Entra nell'imponibile IVA, ma resta fuori dalla base della ritenuta.
Lo stesso 4% su un onorario di 1.000 euro:
| Con rivalsa INPS | Con contributo integrativo | |
|---|---|---|
| Compenso | 1.000,00 € | 1.000,00 € |
| Contributo 4% | 40,00 € | 40,00 € |
| Imponibile IVA | 1.040,00 € | 1.040,00 € |
| IVA 22% | 228,80 € | 228,80 € |
| Totale fattura | 1.268,80 € | 1.268,80 € |
| Base della ritenuta | 1.040,00 € | 1.000,00 € |
| Ritenuta 20% | 208,00 € | 200,00 € |
| Netto a pagare | 1.060,80 € | 1.068,80 € |
Il totale della fattura è identico al centesimo. La ritenuta cambia di 8 euro, e la differenza la produce soltanto la natura di quella riga.
Rimborsi spese: contano i documenti
Anche sulle spese la distinzione non è l'etichetta ma la documentazione.
Le spese analiticamente documentate e anticipate in nome e per conto del cliente, previste dall'articolo 15 del DPR 633/1972, non sono un tuo compenso: le hai sostenute per lui e te le fai rimborsare. Restano fuori dall'IVA, fuori dalla base della ritenuta, e si aggiungono al totale così come sono.
Un rimborso forfettario, cioè una cifra tonda senza documenti dietro, è compenso a tutti gli effetti ed entra in entrambe le basi.
Gli stessi 200 euro, su un compenso di 1.000:
| Documentate (art. 15) | Forfettarie | |
|---|---|---|
| Imponibile IVA | 1.000,00 € | 1.200,00 € |
| IVA 22% | 220,00 € | 264,00 € |
| Base della ritenuta | 1.000,00 € | 1.200,00 € |
| Ritenuta 20% | 200,00 € | 240,00 € |
| Totale fattura | 1.420,00 € | 1.464,00 € |
Quaranta euro di ritenuta e quarantaquattro di IVA, decisi da una ricevuta.
Le aliquote
20% sul lavoro autonomo
È l'aliquota ordinaria sui compensi di lavoro autonomo dei residenti, ed è il 20% dal 1998 (prima era il 18%, poi il 19%). Si applica ai compensi "comunque denominati" per prestazioni di lavoro autonomo, anche se non esercitate abitualmente: è la ragione per cui una prestazione occasionale segue la stessa regola di un professionista con partita IVA.
Non si applica, invece, alle prestazioni rese nell'esercizio di imprese: una ditta che ti fattura un lavoro non subisce questa ritenuta.
30% ai non residenti, e non è un acconto
Sui compensi corrisposti a soggetti non residenti l'aliquota è il 30% ed è a titolo d'imposta, non d'acconto. La differenza non è l'aliquota: è che quella ritenuta chiude il debito d'imposta italiano e non si recupera in dichiarazione. Stessa parola, due istituti diversi.
Provvigioni: 23% sulla metà
Per le provvigioni di agenzia, mediazione, rappresentanza di commercio e procacciamento d'affari la legge non scrive una percentuale. Rinvia all'aliquota del primo scaglione IRPEF, che oggi è il 23%: se un domani la legge di bilancio muove quello scaglione, si muove anche questa ritenuta.
E l'aliquota non si applica all'intera provvigione. La ritenuta è "commisurata al 50 per cento" dell'importo, e scende al 20% se dichiari al committente di avvalerti in via continuativa dell'opera di dipendenti o di terzi.
| Caso | Base | Aliquota | Su 1.000 € | Peso effettivo |
|---|---|---|---|---|
| Provvigione ordinaria | 50% | 23% | 115,00 € | 11,5% |
| Con dipendenti o terzi dichiarati | 20% | 23% | 46,00 € | 4,6% |
Dire "sulle provvigioni si applica il 23%" senza aggiungere su quale base sbaglia il conto del doppio. La dichiarazione sugli ausiliari, da sola, vale 69 euro su mille.
Prestazione occasionale
Una collaborazione occasionale senza partita IVA segue la regola del lavoro autonomo: ritenuta del 20% sul compenso, nessuna IVA da addebitare perché non c'è partita IVA, e una ricevuta invece di una fattura.
Su un compenso occasionale di 500 euro la ritenuta è 100 euro e incassi 400 euro. Finché i compensi di lavoro autonomo occasionale restano entro 5.000 euro l'anno non scatta l'obbligo di iscrizione alla gestione separata INPS, quindi non c'è alcun contributo da aggiungere.
Esiste un caso in cui la ritenuta non si applica per via dell'importo, ma è più ristretto di come viene raccontato: i compensi inferiori a 25,82 euro corrisposti da enti non commerciali per lavoro autonomo non abituale, e soltanto se non sono un acconto su somme maggiori. Dipende da chi paga, non solo da quanto: fuori da quel perimetro anche un compenso di 20 euro subisce la sua ritenuta di 4 euro.
Regime forfettario: nessuna ritenuta
Chi aderisce al regime forfettario è fuori dal meccanismo. I ricavi e i compensi che formano il reddito forfettario non sono assoggettati a ritenuta d'acconto, perché quel reddito paga un'imposta sostitutiva e non l'IRPEF: anticipare l'IRPEF non avrebbe senso.
L'esonero non è però automatico. Devi rilasciare al cliente una dichiarazione da cui risulti che il reddito è soggetto a imposta sostitutiva, in genere con una dicitura in fattura che richiama l'articolo 1, comma 67 della legge 190/2014. Senza quella dichiarazione il sostituto d'imposta è tenuto ad applicare la ritenuta.
Il forfettario non addebita nemmeno l'IVA, per effetto del comma 58 dello stesso articolo. Le due cose derivano dalla stessa scelta di regime: una fattura forfettaria da 1.000 euro vale 1.000 euro e si incassa per intero.
Acconto o imposta: la differenza che pesa più dell'aliquota
Per un residente la ritenuta è a titolo d'acconto, e la parola va letta alla lettera: hai già pagato quell'IRPEF. In dichiarazione la scomputi dall'imposta dovuta e, se hai versato più del dovuto, la differenza torna come rimborso o resta come credito.
Per un non residente la ritenuta del 30% è a titolo d'imposta: definitiva, non recuperabile, non dichiarabile come credito.
È il motivo per cui considerare la ritenuta un costo è un errore di contabilità mentale: su 1.000 euro fatturati il tuo ricavo è 1.000 euro, non 800. Gli 800 sono solo la parte che hai incassato in contanti; i 200 sono un credito verso l'erario.
La norma cambia indirizzo il 1º gennaio 2027
Quasi tutte le pagine su questo argomento citano gli articoli 25 e 25-bis del DPR 600/1973, e fino al 31 dicembre 2026 fanno bene.
Dal 1º gennaio 2027 quei due articoli sono abrogati e il loro contenuto diventa gli articoli 38 e 39 del Testo unico in materia di versamenti e di riscossione (decreto legislativo 24 marzo 2025, n. 33). Si tratta di un riordino, non di una riforma: 20% per il lavoro autonomo, 30% per i non residenti, il primo scaglione IRPEF sul 50% o sul 20% delle provvigioni. La sostanza resta, cambia la citazione.
Vale la pena saperlo per due ragioni pratiche: una fattura o un parere che citi l'articolo 25 dopo quella data cita una norma abrogata, e una fonte che non registra il passaggio è una fonte che non è stata aggiornata.
Un'ultima precisazione, perché circola anche sulle pagine più lette: il riferimento per il lavoro autonomo non è l'articolo 23. L'articolo 23 è la ritenuta sui redditi di lavoro dipendente. Il lavoro autonomo è l'articolo 25, oggi l'articolo 38.
Un esempio completo
Consulente in gestione separata, 1.000 euro di compenso, rivalsa INPS del 4%, IVA ordinaria.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Compenso | 1.000,00 € |
| Rivalsa INPS 4% | 40,00 € |
| Imponibile IVA | 1.040,00 € |
| IVA 22% | 228,80 € |
| Totale fattura | 1.268,80 € |
| Base della ritenuta | 1.040,00 € |
| Ritenuta 20% | −208,00 € |
| Netto a pagare | 1.060,80 € |
Il cliente ti bonifica 1.060,80 euro e versa 208 euro all'Agenzia delle Entrate entro il 16 del mese successivo. La ritenuta è il 20,8% del tuo onorario, non il 20%, perché la rivalsa è entrata nella base.
Dal compenso al tuo numero
Le variabili che contano sono poche ma si combinano: il tipo di prestazione, il regime fiscale, quale contributo previdenziale compare in fattura e se le spese sono documentate. Il calcolatore della ritenuta d'acconto le mette insieme e mostra la fattura riga per riga, distinguendo l'imponibile IVA dalla base della ritenuta.
Se stai preparando la fattura, il calcolo dell'IVA e dello scorporo completa l'altra metà del documento, e la guida su come si calcola l'IVA spiega perché le due basi non coincidono mai.
Errori comuni
Calcolare la ritenuta sul totale della fattura, IVA compresa
L'IVA non è un tuo compenso ma un'imposta che incassi per lo Stato, quindi resta fuori dalla base. Su 1.000 euro più 220 euro di IVA la ritenuta è 200 euro, non 244.
Trattare la rivalsa INPS e il contributo integrativo della cassa allo stesso modo
Si somigliano in fattura e si comportano in modo opposto. La rivalsa INPS del 4% è fiscalmente compenso ed entra nella base della ritenuta; il contributo integrativo di una cassa professionale è una partita di giro e ne resta fuori.
Dire che sulle provvigioni si applica il 23% e fermarsi lì
Il 23% si applica solo al 50% delle provvigioni, quindi il peso effettivo è l'11,5%. Con la dichiarazione di avvalersi di dipendenti o terzi la base scende al 20% e l'effettivo al 4,6%.
Considerare la ritenuta un costo
È un credito. L'hai già pagata come IRPEF: in dichiarazione la scomputi dall'imposta dovuta e, se hai versato più del dovuto, diventa un rimborso o un credito.
Dare per scontato l'esonero del forfettario
L'esonero esiste ma non è automatico: serve la dichiarazione prevista dall'articolo 1, comma 67 della legge 190/2014. Senza quella, il cliente deve applicare la ritenuta.
Domande frequenti
Cos'è la ritenuta d'acconto?
Come funziona la ritenuta d'acconto?
La ritenuta d'acconto si calcola sull'IVA?
Quanto è la ritenuta d'acconto su una prestazione occasionale?
La rivalsa INPS del 4% entra nella ritenuta?
Chi non subisce la ritenuta d'acconto?
Come si recupera la ritenuta d'acconto?
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Thorben Rasmus Idel
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Cofondatore di Calculadora Capital e autore della metodologia di tutti i calcolatori e gli articoli. Imprenditore e investitore attivo, Thorben ha fondato Idel Versandhandel GmbH, un'azienda di commercio internazionale presente in 16 paesi, e investe in azioni, ETF e criptovalute. È lui a scrivere la metodologia e a verificare i calcoli di ogni pagina, portando l'esperienza di chi gestisce un'impresa e investe, perché gli strumenti e le spiegazioni restino vicini a come denaro, mercati e tasse funzionano davvero per chi vive in Italia.
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Nahar Geva
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